Balli consentiti in momenti proibiti

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Passeggiare in città con le cuffiette e il lettore mp3 tutela dai rumori del traffico, distrae dai pensieri negativi e, soprattutto, rilassa o dà carica (a seconda delle esigenze e dei ritmi).
Ma, appunto: attenzione ai ritmi. Ci sono brani con cui si rischia di entrare nelle classifiche mondiali dei “momenti imbarazzanti”.
Io ho gusti musicali molto vari e diversificati. E mista, molto mista, è anche la selezione del mio mp3.

Così ferma ad un semaforo, mi è partito all’improvviso un movimentatissimo “Do you love me”.

Avete presente la canzone del film Dirty Dancing, in cui quel figaccione senza precedenti, balla e si struscia a destra e a manca? Beh quella.

(ascoltatela e mi darete ragione) : http://www.youtube.com/watch?v=aCioEEHmHA0

Inevitabilmente mi è partito il piede, su e giù, in maniera frenetica (ma rigorosamente a ritmo, ci tengo a dirlo!)
Poi un po’ la testa, mentre nelle tasche del giubbotto ballavano anche le mani.
Ok, ok, lo ammetto: anche un po’ il bacino, e mi è scappato anche qualche movimento di fianchi.
Ma contenuto, lo giuro: è stato tutto piccolo e contenuto.

Tranne il pensiero.

QUELLO E’ INFINITO.

Ho attraversato fisicamente la strada, ma nella mia testa stavo ballando nei peggiori bar di Caracas!

(ah no, quella è un’altra storia!)

Storia di un semaforo

Alcuni saggi dicono che noi viviamo nella società dell’immagine, dove tutto è fatto di foto, simboli, segni.

Altri studiosi, poi, dicono che la nostra è una vita frenetica, frettolosa, piena di ansia.

Beh, io credo di aver trovato un angolo della mia città, in cui i due fenomeni (l’immagine e l’ansia) coincidono perfettamente. Ma non sono sicura che questa sia una buona idea.

L’angolo di cui parlo è (per i baresi) quello tra corso Vittorio Emanuele e corso Cavour. L’oggetto incriminato è un semaforo. Sono sicura che questo discorso, però, non riguardi solo i baresi. Ritengo, infatti, che anche in altre città ci siano semafori così “generosi”

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Inizia tutto così. E’ verde per i pedoni e tu inizi ad attraversare. Dopo pochissimo, l’amico semaforo, ti fissa e fa partire un conto alla rovescia. Sorpreeesa! Allora tu vai tranquilla, perchè pensi che in 4 secondi riuscirai ad attraversare. Ma per fare questa considerazione, hai bruciato un secondo!

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O forse due.

Considerando che non avevi mai fatto caso a questa novità…

Pensi: “Ma come siamo all’avanguardia!”

Insomma: alzi il passo, accelleri ed eccola lì…

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L’ANSIA!

Un solo secondo per raggiungere il marciapiede.

Ma sì, ce la si fa. Ovvio.

solo che: era davvero necessario un timer?

La zanzara: storia di una battaglia notturna

Passare la notte a combattere con una zanzara. A Bari è all’ordine del giorno.

E poco importa se è  inverno. O estate.

A quanto pare non è  vero che le zanzare hanno bisogno di caldo. Oppure insieme alle stagioni, sono cambiate le regole biologiche di ogni essere vivente.

Fatto sta che stanotte una zanzara mi ha svegliato, disturbato e provocato.

I miei primi tentativi di difesa sono stati abbastanza grossolani, e forse un po’ goffi.

Come un cane impazzito, ho mosso le mani a mo’ di zampe, scacciando l’animaletto a destra e a manca. Ha funzionato solo per qualche secondo. Poi di nuovo un insopportabile ronzio nelle orecchie.

A un passo dalla mia sconfitta, desideravo poter offrire un compromesso al mio avversario. Mi sarei persino impegnata a offrirgli vitto e alloggio, pur di essere lasciata in pace.

Ma nulla.

Il mio nemico, la zanzara, non era disposto nemmeno a un breve periodo di guerra fredda.

Allora ho pensato a una strategia. Ho spalancato la porta della mia stanza, ho fatto aria con le mie mani perché si allontanasse da me e poi mi sono coperta fin su la testa. Quindi sono rimasta circa 30 secondi in una pseudo-apnea. Una sorta di sacrifico o forse una vera e propria mossa militare che mi ha permesso di dormire qualche ora.

Well done!

Shopping veloce: un sogno?

L’acquisto giusto si fa in 23 minuti; successivamente il cervello si deconcentra ed è inutile continuare lo shopping, perché sarebbe improduttivo. E’ quanto rivela uno studio dell’Università del Galles, riportato in un articolo dal quotidiano La Repubblica.

Ora, non per fare “Bastian contrario”, ma immaginiamo di mettere in pratica questa teoria di sabato pomeriggio.

E perché no, quando ci sono i saldi, visto che siamo in tempo di crisi.

AL VIA L’ESPERIMENTO:

Di sabato pomeriggio ho impiegato circa 7 minuti per riuscire ad entrare fisicamente nel primo (noto) negozio di abbigliamento; i successivi 5 minuti sono trascorsi a pentirmi della mia scelta, causa musica assordante, rigorosamente house.

23 minuti – 12 minuti = 11 minuti restanti.

Un’utopia, considerando che avrei dovuto scegliere uno o più capi, provarli (con relativa coda per il camerino) e, se necessario, andare a pescare un’altra taglia.

Insomma, già in condizioni normali tutto ciò sarebbe complicato e improbabile. Con i saldi diventa impossibile.

Adesso faccio una domanda, rivolta a tutti: uomini e donne.

Poniamo che un negozio sia semideserto.

Basterebbero davvero 23 minuti?