Storia di un semaforo

Alcuni saggi dicono che noi viviamo nella società dell’immagine, dove tutto è fatto di foto, simboli, segni.

Altri studiosi, poi, dicono che la nostra è una vita frenetica, frettolosa, piena di ansia.

Beh, io credo di aver trovato un angolo della mia città, in cui i due fenomeni (l’immagine e l’ansia) coincidono perfettamente. Ma non sono sicura che questa sia una buona idea.

L’angolo di cui parlo è (per i baresi) quello tra corso Vittorio Emanuele e corso Cavour. L’oggetto incriminato è un semaforo. Sono sicura che questo discorso, però, non riguardi solo i baresi. Ritengo, infatti, che anche in altre città ci siano semafori così “generosi”

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Inizia tutto così. E’ verde per i pedoni e tu inizi ad attraversare. Dopo pochissimo, l’amico semaforo, ti fissa e fa partire un conto alla rovescia. Sorpreeesa! Allora tu vai tranquilla, perchè pensi che in 4 secondi riuscirai ad attraversare. Ma per fare questa considerazione, hai bruciato un secondo!

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O forse due.

Considerando che non avevi mai fatto caso a questa novità…

Pensi: “Ma come siamo all’avanguardia!”

Insomma: alzi il passo, accelleri ed eccola lì…

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L’ANSIA!

Un solo secondo per raggiungere il marciapiede.

Ma sì, ce la si fa. Ovvio.

solo che: era davvero necessario un timer?

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