InstaNonna

nonna papera

Tratto da una storia (Instagram) vera.

La protagonista è Nonna Angelina, classe 1933, ormai regina incontrastata di svariate storie (dei suoi nipoti).

Qualche tempo faci stavamo preparando per partecipare a un evento pubblico.

Lei, un po’ irrequieta, mi chiede di sistemarle il foulard.

Ci provo, ma non resta soddisfatta.

E cambia. E cambia di nuovo, chiedendomi ancora una volta di aiutarla.

Un po’ stranita, le dico: «nonna scusa, ma cosa sono tutti questi capricci sul foulard?»

Mi risponde: «che poi voi mi mettete su quel coso

“Voi” saremmo io e gli altri suoi nipoti.

Il “coso” è Instagram. E per starci, secondo mia nonna, bisogna essere in ordine!

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Ancora una volta anche noi, nativi digitali, abbiamo molto da imparare dai nostri nonni.

E a nulla valgono i milioni di selfie, che ci scattiamo ovunque.

(Purtroppo anche nelle sale da bagno).

Le nonne stanno avanti.

Sono oltre. E lo saranno sempre.

Che siano alle prese con un piatto di pasta al sugo o con una strategia da social network!

Crederci

immagine dal video

Questo non è un post romantico.

Non può esserlo perché si conclude con un dato statistico agghiacciante.

Nel 2012, 3 milioni di coppie hanno interrotto, tramite divorzio, il loro matrimonio.

E’ successo in Cina, dove è stato realizzato questo video.

Si chiama “I BELIEVE IN LOVE AGAIN” e mostra, con le immagini, una cosa SEMPLICISSIMA:

la possibilità di crederci ancora.

immagine dal video

Guardatelo e valutate voi stessi.

Ritrovarsi in un abbraccio.

Sì, la vita sa essere davvero meravigliosa.

La canzone più famosa del mondo

Piazza del Popolo, Roma

Piazza. Una di quelle famose, in una città piena di turisti.

L’autunno soleggiato riempie le strade di artisti.

In un angolo c’è un uomo grassottello con un basco in testa. Suona la fisarmonica. Accanto a lui, un ragazzo più giovane.

E’ allegro e chiama la gente, per formare un piccolo pubblico.

Lo spettacolo inizia con “Besame mucho“. Repertorio classico, ma arricchito dalle battute del ragazzo che, ad un certo punto, dice: «Adesso l’ultima canzone, the last song. Il mio amico suonerà la canzone più famosa del mondo. Ladies and gentlemen are you ready?»

E tutti, in coro: «Sìììììì»

Cresce l’attesa e lui, giovanotto esperto di marketing evidentemente, incalza: «Adesso canterete tutti, english, français, espanol. Tutti conoscete la canzone che stiamo per suonare».

Qualcuno dal pubblico grida: «O sole mio!»; e ancora «Volare»; «Imagine».

Dopo 3 minuti di suspence, finalmente l’attesa finisce. In una fragorosa risata.

La canzone più famosa del mondo era questa:

https://www.youtube.com/watch?v=WC7tzEi7D3o

E sì, la conoscevano e la cantavano tutti. Ma proprio tutti.

La macchina del cinismo

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Non esiste la macchina del tempo. E forse non serve. Perché ci sono momenti in cui il tempo, senza artifizi tecnologici, sa fermarsi da sé. Qualcuno parla di “eterno presente“. Per la loro intensità e per la forte bellezza, questi momenti sono irripetibili. E non si desidera riviverli, perché essi sono già incastonati nell’eternità.
A volte, piuttosto, si vorrebbe rimuoverli dalla memoria, dall’anima, dalla storia. Pur se bellissimi, si vorrebbe cancellarli con la stessa facilità con cui si sposta un file dal desktop al cestino.
È allora che servirebbe una macchina dei ricordi, più che una macchina del tempo.
Ma il cinismo, sebbene di tendenza ultimamente, non è una cosa buona.
Almeno per me.
E questa canzone spiega perché.