Tipi da spiaggia (e non è un modo di dire)

Estate, estate: tempo di vacanze, di sole e di spiagge.

La variegata popolazione che affolla le spiagge merita una presentazione dettagliata. E spero davvero di riuscire a descrivere al meglio lo spettacolo di una domenica al mare.

spiagge

Su una spiaggia x, in una località y, statisticamente è possibile incontrare i seguenti tipi da spiaggia:

1)“Ok, ragazzi: avvisatemi quando dobbiamo andare via”

E’ il classico personaggio che va a mare per un solo scopo: dormire. In media, in una giornata di mare (h10-18) recupera il sonno perso alle cartate di Natale, al veglione di Capodanno, alla festa di 18 anni di sua sorella, alla sua festa di laurea, ai 50 anni di matrimonio dei nonni. Anzi lui agisce in prevenzione e dorme anche per la nottata di Ferragosto.Lui dorme e basta. Di spalle, seduto, a pancia in giù, di lato. Dorme cullato dal suono del mare, che non ha neanche sfiorato. C’è un mondo fuori da quell’ombrellone. Ma lui non lo sa o si rifiuta di affrontare l’impervio universo che si colloca oltre quella linea d’ombra, dove la gente è viva, vegeta e sveglia.

2) “Sono andato a mare (forse), ma sicuramente l’ho comunicato sui social”

La giornata al mare è quanto di più impegnativo esista per questo social media manager (in stile amatoriale). Il suo lavoro inizia verso le 9, con una prima foto di presentazione. Una tazzina di caffè e sullo sfondo basso le infradito; testo: “pronti per il mare”; condivisa su Instagram e Facebook. Ecco il mare: è la prima cosa che fotograferà, appena arrivato in spiaggia. E probabilmente sarà l’ultima volta della giornata che guarderà le onde blu. Dunque, seconda foto: “mare splendido con TAG + TAG + TAG; presso LOCALITA’”. Condivisa su Facebook e riproposta su Twitter, con gli hashtag di tendenza.                        Partitina sulla sabbia con gli amici? Certo! “Voi giocate! Io vi filmo e vi posto su Instagram/Facebook”. Passano le ore e anche la batteria. Ma, niente panico: ha almeno 3 caricatori portatili e una dozzina di notifiche.

                             3) “Sole non ti temo. E anche se assomiglio a un grosso gelato al fior di latte,                                       io mi godrò questa giornata di mare”

Le prime ore trascorrono con l’entusiasmo dei bambini, quando iniziano a stare in piedi sulle gambine. E’ tutto bello, tutto divertente, tutto nuovo. Del resto, che problema c’è? Basta avere la pazienza di spalmarsi una crema protettiva (50 e +) ogni 15 minuti circa. Facile, no? Ma poi si inizia a sentire un piccolo prurito, proprio lì sulla spalla. Sotto il collo. Come un leggero pizzico. Mmmm… forse è l’ora di mettersi una sensuale t-shirt bianca, con cui fare anche il bagno. E per la passeggiatina post pranzo? Meglio rincarare la dose di crema, aggiungendo cappellino e occhiali da sole. Tutto sotto controllo.                                                                                                                                                                                           Se non fosse che i piedi e le ginocchia iniziano, all’improvviso e senza un preavviso, a diventare strani. Colorati di un rosso fuoco e con tanti piccoli puntini che si estendono, si allargano, camminano su tutto il corpo e si uniscono, fino a formare una grande scritta sulle cosce: S.O.S, ERITEMA IN CORSO.                                                                                             Ok caro amico, per te la giornata al mare finisce qui. Ed è solo l’inizio di una lunga notte insonne. Auguri!

4) “Io mi abbronzo, come se non ci fosse un domani”

Senza protezioni, senza filtri, senza rispetto. La sua pelle è un tappeto setoso di ungenti e olii al gusto di cioccolato. Persino i capelli, raccolti in un comodo chignon, odorano di cocco. E non importa che stia per sciogliersi e smaterializzarsi come farebbe una barretta di cioccolato… La posizione, una volta assunta, non si cambia. Se non per orientare meglio il corpo, di fronte al sole. Il bagno è rapido, repentino. L’abbronzatura è un mestiere: non è roba da dilettanti!

5) La spiaggia è solo un luogo sabbioso dove allenarsi

Racchettoni, palla da calcio, palla da volley, mp3 per la corsetta pomeridiana. E’ questo il classico tipo che a mare non riesce a stare fermo. Deve muoversi. Sudare (non per il caldo, ma per lo sforzo). In acqua non si fa il bagno: al massimo si gioca a “5/6 SCHIACCIA”. Prendere il sole per lui è una punizione del cielo. Non ce la fa. A volte ci prova, ma dopo qualche minuto: “giochiamo a bocce?”

6) “E chi l’ha detto che al mare non si possa…”

Leggere (quotidiani, riviste, libri: lui ha due esemplari per ogni categoria); cantare (ha portato la chitarra e “le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi…”); allenare la mente (ha le carte, la settimana enigmistica); chiacchierare (con i vicini di lettino, al telefono); giocare; conoscere; passeggiare; scoprire; nuotare; immergersi; affittare pedalò e.. “ah, ma stiamo andando via?”

7) “La prova costume non l’ho superata, tanto vale mangiarci su”

Dall’antipasto al caffè, senza dimenticare birra e cruditè, un po’ di dessert? Sì, anche un po’ di the.                                            Il menu è completo e non pensare di mangiare in modalità pranzo al sacco.                                                                                  Lui ha previsto tutto: ombrellone, sedie, tavolino, posate in metallo, bicchieri. A tavola: il pranzo è servito!

mare1

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