Microracconti senza nome, #6

trees

Trees by Davut Toy

«Che bel sole questa mattina».

«Ina ina ina…»

«Vento, ancora non mi riconosci? Non sono Ina, io mi chiamo Pano e sono il tulipano rosa che ti saluta ogni giorno!»

«Orno orno orno…»

«Se torno, mi chiedi? Ma io resto qui, non vado mica via»

«Via via via»

E il tulipano se ne andò, come gli chiese di fare il vento.

Ma non provò dolore. Solo disse: «Certo dal vento mi aspettavo un addio più originale!».

Questo racconto è stato scritto utilizzando le parole “tempo” e “dolore”, candidate sulla pagina Facebook di Nomicosecittà”, da Francesco M. 

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Lettera a se stessi

infinity

Cara anima,

ti diranno che devi ragionare, calcolare, prevedere. E tu volevi solo immaginare, magari sorridere, forse amare.

Cara anima,

ti diranno che non hanno tempo ed è per questo che non ti rispondono al telefono. Ma tu volevi solo salutarli.

Cara anima,

ti diranno che questo è un mondo cattivo, in cui tutto si riduce a una feroce lotta per la sopravvivenza. E tu non vincerai mai, perché volevi dividere il pane e nutella con il tuo vicino di banco.

Cara anima,

ti diranno che l’amore non esiste, che è da sfigati. E per te, invece, è l’unica cosa che conta davvero.

Cara anima,

ti diranno che sei molto bella, molto dolce, ma non è il momento giusto. E tu ti chiedi: chi diavolo siamo noi per definire “giusto” un momento che non tornerà mai più?

Cara anima,

ti diranno che quello che hai scritto non va bene. Perché tu hai scritto la verità, e la verità non abbindola la gente, non la compra, non la persuade. Ma tu volevi solo raccontare una storia.

Cara anima,

non ti diranno nulla, non ti abbracceranno; ti scriveranno su Facebook, perché dietro lo schermo sono tutti più forti. Eppure quanto desideravi conoscere quella fragilità, che per te non è debolezza, ma solo delicatezza!

Cara anima,

ti diranno che sei una sognatrice, una romantica, che sei fuori moda. E loro di vintage preferiscono i vestiti.

Cara anima,

ti diranno che sanno già tutto, che lo hanno programmato. Ma tu vuoi  meravigliarti di piccole cose: l’arcobaleno dopo la pioggia, la tua canzone preferita in radio, nel traffico.

Cara anima,

ti diranno che hai sbagliato tutto nella vita, che sei una perdente, che lotti contro i mulini a vento e che non potrai mai cambiare il corso naturale delle cose. Distruggere è facile, ma tu sai costruire.

Cara anima,

ti diranno che sei una pedina, un numero uguale a tanti altri. Ma tu hai un cuore che batte, hanno un profumo i tuoi capelli, hai le fossette quando sorridi e sei viva.

Cara anima,

ti diranno che i libri che leggi sono vecchi e consumati. Ma non potranno mai stupirsi se Becky Sharp dirà di essere già sposata.

Cara anima,

cercheranno di tirarti giù nel loro abisso di superficialità, dove si galleggia senza fatica, senza dolore, in un perenne stato di atarassia. Ma tu hai passione, vuoi sentire, provare, condividere.

Cara anima,

ti convinceranno che non vai bene, che devi scendere a compromessi, che tanto poi… poi, domani si vedrà. Ma tu lo sai che ogni momento della vita è unico e non tornerà. Neanche per loro!

Cara anima,

ti diranno di sopravvivere. Ma tu vuoi vivere.

Cara anima,

semplicemente “ti insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece”.

“Ci vediamo lungo la strada”

Non importa che la nostra vita sia lunga, fortunata, piena di successi.

Ciò che conta è che ognuno di noi dia un senso alla propria vita, rendendola irripetibile. Cioè unica.

Questo senso è l’amore. Solo l’amore, che è in sé condivisione, intimità, lungimiranza.

L’amore è vita, sempre. E per sempre resta in vita.

L’amore, semplicemente, è immortale.

E questo non è un delirio romantico, ma la convinzione che stiamo perdendo l’occasione di amarci. Ci stiamo chiudendo nel nostro egocentrismo, nelle nostre realtà parallele e virtuali.

E invece dovremmo amarci. Solamente amarci.

Così il visionario Leonard Cohen, qualche tempo fa, all’amore della sua vita: «Ti ho sempre amata per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non serve che io ti dica di più poichè lo sai già. Adesso, voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica. Amore infinito. Ci vediamo lungo la strada».

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La grammatica ci salverà

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Nella visual and social reality  moderna, la grammatica sembra essere una scelta: facoltativa, non necessaria. Qualcuno si illude di poter vivere senza, di non dover rispettare le regole basilari del linguaggio, considerate un’antiquata forma di sottomissione o censura.

E, invece, se esiste una misera e pallida possibilità di salvarci dall’oblio, essa è data dalla grammatica.

Prendiamo la frase: «Io contemplo le stelle». In analisi logica risponde al modello SVO (soggetto, verbo, complemento), come di seguito:

IO: soggetto;

CONTEMPLO: predicato verbale;

LE STELLE: complemento oggetto.

Se provassimo a invertire l’ordine di queste parole (le stelle io contemplo/ contemplo io le stelle/ le stelle contemplo io), potremmo divertirci a immaginare diverse situazioni.

Sì, la grammatica aiuta a immaginare

Per esempio: LE STELLE IO CONTEMPLO, TROVANDOLE LUMINOSE… / CONTEMPLO IO LE STELLE, TU LAVA I PIATTI! / LE STELLE CONTEMPLO IO, MICA I NUMERI/

Tuttavia, la sostanza principale non cambia. Il fatto è che io contemplo le stelle e potrò dirlo in tanti modi diversi, ma starò sempre con il naso all’insù a contemplare le stelle.

In un mondo così disorganizzato, frettoloso, a volte decisamente disumano, dovremmo inseguire questo ordine perfetto delle cose. Dovremmo lasciarci ammaliare da un’azione così bella. Eppure non la comprendiamo. Forse temiamo che la grammatica possa ostacolare la nostra creatività o il fondamentale e sacro bisogno di innovare.

Molto bizzarro!

Non ci sembra creativa l’azione di contemplare le stelle.

Allora proviamo.

Quanti ricordi, quante idee, quante ispirazioni!

La grammatica crea e non distrugge, ispira. La grammatica propone azioni semplici e piene di infinito. La grammatica, semplicemente, produce bellezza.

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