Microracconti senza nome, #9

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Illustrazione di Giuseppe Fanelli

 

Sto davanti a lei ogni giovedì.

Quel che so di lei, lo avevo appreso nel piccolo tempo di una vacanza in montagna. Venti anni fa, quando entrambi eravamo adolescenti.

Mi ricordo che aveva fatto una battuta su Joe Strummer. E nessuno aveva riso, tranne me. In realtà non era una battuta simpatica, ma io volevo solo dimostrarle di essere come lei. Un po’.

Solo che lei era bella, decisamente troppo per me. E così la mia risata si disperse nell’aria, prima ancora di incontrare il suo udito.

Del resto io ero un tipo insignificante. Come se non bastasse, mi ero messo in testa di fare un reportage sulla vacanza in montagna.

Così passai tre giorni con la videocamera tra le mani.

Riprendevo le scarpinate, e poi le pause al lago. Ripresi perfino le soste al rifugio.

Adesso sono un avvocato. E del mio sogno hollywoodiano rimane una videocassetta consumata, che riguardo ogni giovedì.

Una manciata di secondi al minuto 12.34, quando compare lei.

Ed è un oscar di bellezza.

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