Microracconti senza nome, #11

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Non so da quanti minuti lo stavo fissando.

Avevo dimenticato i capelli in disordine, il vento, la mia pelle.

Avevo dimenticato la solitudine.

Poi, a un tratto, la voce di una guida: «Vera ossessione di Monet, le Ninfee rappresentano l’ultima maestria del suo pennello: il testamento definitivo della sua eccellenza».

In quello smarrimento sensoriale, tra quelle parole preziose, al Musée de l’Orangerie, in un soleggiato pomeriggio d’aprile, io ho sentito – ne sono sicura:

«Bonjour mademoiselle! Venga nel mio giardino…»

E fu subito Giverny,  1926.

 

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