Chatbot: i nuovi amici degli scrittori

Umanizzare la tecnologia è una missione tutta nuova che tocca ai “vecchi” scrittori. L’ho capito quando ho conosciuto i CHATBOT: intelligenze artificiali, sempre più presenti nei canali di comunicazione. Ecco come la penso.

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L’uso dei chatbot si sta diffondendo in maniera massiccia, in diverse parti del Globo. Sempre più aziende riconoscono gli enormi benefici derivanti dall’uso di queste intelligenze artificiali, affidando ai chatbot ruoli di prim’ordine nella gestione del Customer Service, dell’E- Commerce e altro.

I chatbot, è noto, sono robot, e come tali si comportano: sono instancabili, lavorano h24, rispondono immediatamente e contemporaneamente a più utenti. La loro “specialità” risiede, tuttavia, non nell’aspetto tecnologico, quanto nella dimensione “umana”.

I chatbot sono amici di tutti gli utenti con cui entrano in contatto via chat. Questa amicizia si fonda principalmente sul tramite scelto per creare l’interazione tra chatbot e utenti: il linguaggio.

Nulla rende più umani che parlare, scrivere, comunicare.

Ora, è chiaro che i chatbot sono tecnologie. Ma è anche vero che sono costruiti da umani, le cui competenze non possono essere solo di tipo tecnologico e informatico. C’è bisogno di creatività, di conoscenza della lingua, di umanità.

C’è bisogno, insomma, di quei vecchi e romantici mestieri messi un po’ al bando dalle nuove frontiere del progresso (la tecnologia in primis!) e dai nuovi orientamenti economici del mondo: c’è bisogno di scrittori.

Se è vero, infatti, che i chatbot hanno bisogno di sviluppatori per funzionare e sopravvivere, è anche vero che essi devono — prima di tutto — essere immaginati, creati ed educati da scrittori e creativi.

Attraverso l’uso dei chatbot, le aziende perseguono l’obiettivo di trasformare le conversazioni in conversioni. Per questo gli utenti devono essere interpellati con un linguaggio chiaro e divertente, amichevole ma non invadente.

Gli utenti devono credere che dall’altra parte del computer ci sia un umano, e non un bot.

Ecco, dunque, la nuova missione dei creativi: umanizzare la tecnologia.

Che riprendano le penne, i cari scrittori, e si rimettano in sesto: questo è un nuovo e splendido momento per tornare a creare.

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