Cara Liliana, ci salvi

SENATRICE LILIANA SEGRE (00032435) (© 2018 Carmine Flamminio / Senato della Repubblica)
Signora Segre,
noi non la meritiamo.
Siamo così sordi. Non possiamo accorgerci che l’orrore di ieri è nato come nascono in questo tempo tanti focolai di odio, di discriminazione, di “Io non sono razzista ma”. Nacque come nasce oggi, mentre in lontananza una barca di umani è alla deriva. E noi non sappiamo se difenderci dall’invasione o se essere quello per cui siamo nati: umani.
Signora Segre,
ci perdoni.
Noi non possiamo coltivare quella memoria tutti i giorni, perché siamo impegnati. E poi, ormai, è tardi. Non possiamo mica correre il rischio di essere buoni, per poi diventare buonisti!
Signora Segre,
noi non la meritiamo.
Signora Segre,
ci perdoni.
Non siamo riusciti a risparmiarle neanche lo spettacolo mediocre di una classe politica divisa e scettica sul renderle omaggio. Ma lei non ha mai chiesto omaggi! Le abbiamo fatto rivivere l’incubo di non essere una bambina, ma una bambina ebrea. Glielo abbiamo ricordato con una scritta ignobile, lasciata sul portone di casa di un sopravvissuto, e con insulti volenti vomitati sui social.
Signora Segre,
noi non la meritiamo. Perché mentre fuori dilaga la paura del diverso e la caccia allo straniero si fa aspra, citofono per citofono, lei prova a prenderci le mani e a risvegliarci dal torpore. Lei prova a consegnarci una testimonianza e si affida a noi per tramandarla.
Un compito che spesso ci trova impreparati. Una missione di cui siamo indegni.
Cara Liliana,
noi non la meritiamo. Ci perdoni, se può.
E ci salvi dall’oblio e dall’indifferenza.
Angela Lomoro