Un incipit è per sempre

Nonostante i dati statistici sui lettori nel nostro Paese siano spesso sconfortanti, su Instagram sono tantissime le “community” dedicate alla lettura e ai libri. C’è chi recensisce grandi classici, chi si diverte a estrapolare citazioni e passi famosi, chi consiglia nuovi libri e chi incoraggia autori emergenti. Instgram sembra, insomma, un’isola felice per i lettori e gli amanti dei libri.

In questo universo variegato di pagine e di blog, c’è un profilo che si chiama INIZIA COSÌ e che condivide l’incipit dei romanzi e delle raccolte poetiche più belli e famosi di sempre.

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Iniziacosì è una piccola comunità, nata da pochissimo con lo scopo di promuovere l’amore per la lettura, partendo proprio dall’inizio. Infatti, come si legge nella descrizione del profilo, in ogni libro c’è un nuovo inizio e un incipit è per sempre!

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Sul profilo, poi, è possibile rispondere a brevi sondaggi sulle nuove uscite o sui consigli d’acquisto e di lettura o partecipare a divertenti quiz su autori, personaggi e trame di libri. Uno degli ultimi quiz – il più facile! – è stato dedicato a Italo Svevo e ha portato a condividere l’incipit de “La coscienza di Zeno”. Un’ottima occasione per rileggere un romanzo che si studia all’ultimo anno di scuola superiore, in una prospettiva più serena e senza il timore di essere interrogati!

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Nelle stories di iniziacosì è possibile, infine, proporre libri, incipit o autori che potranno poi essere condivisi dalla pagina.

 

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Una al mese

Ti penso. Non sempre, ma ti penso spesso. Son desideri, oppure rimpianti. Ma – in fondo – che differenza c’è? Comunque ti penso. Non sempre, ma ti penso spesso. Penso a cose semplici. A qualcosa che vorrei fare con te. Diciamo una cosa al mese. Almeno una, perché non ti penso sempre. Ti penso spesso.

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Le caldarroste! Vorrei preparare con te le caldarroste. Scottarmi le dita e seguire uno dei molteplici consigli su come far aprire bene le castagne. A novembre, una volta, vorrei mangiare con te le caldarroste. In un giorno di pioggia, con tutto il mondo fuori che si fa domande, che ci fa domande.

Vieni da me. Dammi un bacio, resta un po’ con me e poi vattene. Non ti farò credere di essere qui solo perché oggi è la festa degli innamorati. È solo febbraio, si può guarire. Guarirò, prima o poi.

Che bella giornata! Com’è splendente il sole di maggio. Facciamo una gita? Ti prometto che rientriamo in serata. Mi basta poco: un prato verde e le mie mani tra i tuoi capelli.

A settembre, mi sono guardata intorno. Ho provato a cercarti, non ti vedo da un po’… Chissà se sei rientrato dalle vacanze. Dove sei? Dove sei? Dove sei?

Non la conoscevo questa conca. Mi piace molto ed è stranamente vuota, per essere luglio. Facciamo un bagno e poi aspettiamo il tramonto? Ho preparato un cous cous alle verdure, ma non temere: ho anche delle birre.

“Quello lì, quello con la pietra nera”. Non ho avuto alcun momento di esitazione. Per Natale ti comprerò un anello, uno di quelli etnici che ti piacciono tanto e che mi ti fanno piacere parecchio. È fatto per te, è proprio fatto per te. A dicembre ti regalerò un anello che mi ricorda un altro anello che hai indossato una volta sola e poi mai più. E no, non dirò nulla su quanto è magica l’atmosfera di Natale, su quanto sarebbe tenero camminare mano nella mano con te nelle vie del borgo antico e stringerci per il freddo e darci i baci sui nasi congelati, sulla poesia commovente che ti ho scritto per fine anno, su quello che si fa a fine anno come augurio per rifarlo tutto l’anno, su quanto è senza senso ma assurdamente comico fare inutili e immense file nei negozi il 24 e su quanto amerei fare questa e altre cose senza senso, insieme a te. Ogni giorno di dicembre. Ogni giorno dell’anno. Ogni anno. Per sempre.

Fa ancora caldo, ma non si suda. Com’è piacevole il mare ad ottobre, c’è un venticello leggero. I tuoi occhi sono così luminosi. C’è mare. Vedo il mare ovunque.

Ad aprile guardiamo i voli per posti esotici in cui non andremo mai. Che ne pensi del Perù? Oppure cambiamo genere: Vienna. Mare? Andiamo in Costa azzurra! Dai, magari un week end in Salento.

A gennaio ti ho incontrato a un concerto. Lo sapevo che avresti apprezzato questo artista. Sei seduto due file più avanti. Girati. Ti prego, girati. Questa potrebbe essere la nostra canzone. Girati, adesso. Guardami.

Un trullo. Io e te, davanti al camino con il vino, a leggerci poesie maledette di Baudelaire, o di Borges e, certo, anche di Montale. Lo chiamano marzo pazzerello, ma non sanno quanto è bello.

È tutta nostra la città ad agosto. No, non mi annoio affatto. È come dice la canzone: questo deserto lo conosciamo e ci piace moltissimo. È tutto per noi. Noi siamo tutti per noi, solo per noi. “Vivemus atque amemus”!

Te ne sei ricordato, vero? Ma no, non voglio un regalo. Vorrei capire se te ne sei ricordato. Giugno, ti dice qualcosa? Ti offro qualcosa da bere, voglio solo festeggiare con te. (Comunque un regalino…)

 

 

Filastrocca dell’aquilone gentile

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Questa è la storia di un aquilone gentile,

che ama volare nel cielo di tante città

con il sole caldo d’agosto e il venticello d’aprile.

 

Un giorno si è perso ed è andato lontano

dall’alto ha visto posti diversi,

volando veloce e a volte più piano.

 

Son tante le cose che ama osservare

– volteggiando col sole e con l’acquazzone –

le case, gli alberi, il colore del mare,

 

ma su tutte ama sentire un rumore festoso:

è il sorriso delle bambine e dei bambini

che lo rende gioioso!

 

Così svolazza su tutti i continenti,

questa è la sua missione

alla ricerca di bambini contenti.

 

Vola più in alto e poi tra le persone

il nostro aquilone gentile

colora l’aria di arancione.

 

Sa tirare fuori un gran coraggio

e in difesa delle bambine

è pronto a un formidabile atterraggio!

 

E anche oggi in questa piazza gremita

forse spunterà

per dire che contro l’odio, è sempre meglio la vita.

 

Quella in cui le bambine, in ogni città del mondo

possono studiare e giocare

in un grande – bellissimo – girotondo!

 

Angela M. Lomoro

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Con questa filastrocca per l’infanzia, Nomicosecittà aderisce alla #OrangeRevolution lanciata da Terre Des Hommes Italia, in occasione della Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze, nell’ambito della campagna Indifesa. La filastrocca “partecipa” al #poetryslam organizzato a Bari da Associazione Kreattiva.

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I tuoi capelli, l’elogio definitivo

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Io, i tuoi capelli li riconoscerei ovunque.

Tra mille teste diverse.

Tra capelli biondi, neri, rossi, lisci, ricci, lunghi, corti.

I tuoi capelli sono come se tu avessi un profumo unico al mondo e si sentisse forte in una folla impazzita di odori.

I tuoi capelli sono come un tessuto morbido in cui si ha voglia di tuffarsi, per coprirsi, proteggersi e coccolarsi.

I tuoi capelli sono selvatici, ma anche setosi. Ingarbugliati, ma poi sicuri. Sono una provocazione anticonvenzionale, una piccola trasgressione ammiccante, un campo di fiori.

I tuoi capelli: non so se fanno di te un angelo divino o un diavolo tentatore.

I tuoi capelli mi parlano.

Io, i tuoi capelli li riconosco. Sempre e ovunque.

E poi, dopo averli riconosciuti, succede una cosa bellissima.

Abbasso leggermente lo sguardo e, sotto i tuoi capelli, trovo te.

 

Sto dando i numeri!

mani numeri

3 sono le ore che si potrebbero impiegare a preparare una sorpresa che 1 minuto – 1 solo minuto – può rendere bella o brutta.
8 lettere raccontano un’azione bellissima: “baciarsi”, ma anche un comportamento “bugiardo”.
Circa 1000 lumen consentono di illuminare un albero di Natale, ma i sogni dei bambini che lo guardano sono infiniti.
In 5 ore si sceglie un regalo che viene scartato in 30 secondi. Gradito o non gradito nei successivi 5 minuti.
14% sono i gradi di un vino rosso molto buono che può cambiare le sorti di una serata in 5 o forse 10 minuti.
2 sono i piedi e 2 devono essere le scarpe. Nella frase “un piede in due scarpe”, i conti non tornano.
42 sono gli anni d’amore tra i miei genitori. 32 quelli in cui io ricevo questo amore.
160.000 sono i vocaboli della lingua italiana, ma quanti riusciamo ad usarne?
5 volte Leonardo Di Caprio è stato candidato all’Oscar come migliore attore e 1 volta (per fortuna) lo ha vinto.
2 sono le parole che formano il “per sempre”, mentre “mai” è 1 solo vocabolo. Qualcosa vorrà dire.
24 ore compongono una giornata che può essere cosmicamente vuota, o affollatissima.
100 grammi può pesare un souvenir comprato per forma, oppure un souvenir scelto, con cura e dedizione, per dire qualcosa di più profondo.
5 (salvo imprevisti) sono gli anni del liceo. I ricordi, però, sono eterni.
11 (di ben 40 a lui attribuite) sono le commedie di Aristofane tramandate. Sapere titoli e trame di tutte può produrre un 8 in greco.
4.850 sono le cose che abbiamo in comune in una bella canzone di Daniele Silvestri. A volte, però, non bastano.
Questo testo contiene 291 parole, ma io scriverò ancora.