Cin cin, il monologo

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Illustrazione di Giuseppe Fanelli

Io non so nulla del mondo. Non conosco la storia e non m’intendo di politica.

La musica? Ne ascolto parecchia, senza distinguerla.

La cucina mi interessa poco e lo sport, oh per carità!

Io non so nulla del mondo, ma se c’è qualcosa che conosco, ecco: sono gli umani.

Grandi, bambini, femmine e maschi. Colori, capelli, tono di voce.

So tutto di loro.

Il nostro è un incontro breve, ma intenso. Sono un tipo dolce, delicato, ma so essere anche molto frizzante! Insomma sono uno che piace un po’ a tutti. Cerco di non scontentare nessuno, anche se a volte qualcuno sembra chiedermi troppo. E si attacca, oh quanto si attacca!

La mia grande abilità si manifesta nel tempo di un respiro: in meno di un minuto ascolto segreti, raccolgo desideri, riconosco paure e amori.

Ah, gli umani! Alcuni mi abbracciano, mi stringono; altri mi guardano più timidi. Sì, ci sono anche quelli che mi cospargono di lacrime. Le versano, le riversano, mi versano!

In alcuni giorni, la mia vita è molto movimentata. Mi piace, tuttavia! Il rumore squillante che fa, le risate, le belle parole. E gli applausi. Ce ne sono spesso.

Quanto vivo? Molto poco, ve l’ho detto. Il tempo breve di un “cin cin”.

Cosa ci guadagno?

La speranza. Non è forse quella che tiene in vita tutti?

Sì tutti. Anche un brindisi come me.

 

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Letterina di Natale

Caro Babbo Natale, Gesù bambino e David Bowie,

sarò breve, perché so che non amate chi si ricorda di voi a pochi giorni dal Natale e perché immagino che abbiate già migliaia di richieste da valutare ed eventualmente esaudire.

Dunque non chiederò cose miracolose (una macchina del tempo, una vittoria al superenalotto) né magiche (un viaggio a Cuba, un appartamento a Parigi).

Vi chiedo qualcosa di magico, miracoloso ma anche realizzabile, dal momento che contempla l’intervento congiunto di più fattori: i vostri superpoteri e un po’ di collaborazione umana.

La pace nel mondo risponderebbe a questa definizione. Tuttavia non credo di essermi comportata in maniera così impeccabile da poter chiedere una cosa così grande e straordinaria, sebbene io la desideri fortemente. (La affido, comunque, al vostro buon cuore).

Credo di essere brava, ma non sono sicuramente perfetta. Quindi ho individuato una richiesta che possa far felice me, senza mettere in imbarazzo voi.

Caro Babbo Natale, Gesù e David Bowie,

vorrei che il mondo fosse invaso dalla tenerezza.

Il mio desiderio è che la tenerezza scenda come una pioggia improvvisa e fortissima e nessun ombrello riesca a fermarla. Che si diffonda come un virus e gli esseri umani, dapprima impauriti da eventuali  effetti indesiderati, si rendano presto conto dei suoi meravigliosi benefici, come ascoltarsi, accogliersi, abbracciarsi.

Vorrei tenerezza sui monti, nel cielo e tra i fiori. In particolare vi chiedo un impegno formidabile per trasformare il mare in una culla di tenerezza, pronta ad abbracciare tutti i viaggiatori, i loro sogni e le loro speranze.

Vorrei che il mondo intero fosse “affetto” da questa inattesa e bellissima tenerezza, e che non ci sia più tempo per costruire barriere, ma solo per amarsi.

Senza paura. Con tenerezza.

Potete accontentarmi?

Sì – No – Forse

Grazie

Buone Feste!

 

 

MICRORACCONTI SENZA NOME, #15

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«Ah povera me, ah perduta me! Morirò d’amor…».

Come ogni mattina, Elsa salutava il nuovo giorno con i suoi lamenti d’amore.

Oh come piangeva e sospirava quella grande quercia dal cuore tenero!

Il suo amore a intermittenza durava come dura il buio. L’estate, il tempo della notte; l’inverno, qualche ora in più.

Il suo innamorato era vecchio quanto lei. Alto un po’ meno di lei, ma elegante, robusto e dallo stile inconfondibile.

Si erano conosciuti e innamorati in una notte gelida, quando la città fu cosparsa da un’abbondante e inattesa nevicata.

I due iniziarono a raccontarsi della loro vita, offrendosi pensieri e ricordi di bambini. Chiacchierarono, risero e flirtarono fino a quando lui si spense, all’improvviso. Divenne buio e muto, e non rispose più per qualche ora.

Poi si riaccese e fu di nuovo amore.

All’inizio la povera Elsa si disperava, e piangeva e non capiva.

Poi comprese. E da allora, ogni notte ama e ogni mattina piange:

«Oh povera me! Perché mi sono innamorata di un lampione?».

Questa mia T-shirt

t-shirt

Ho comprato una t-shirt, pensando che fosse proprio il tuo genere.

Piace molto anche a me, però l’ho comprata pensando a te.

E’ bianca e ha un disegno nero, che ricorda un tour dei Led Zeppelin del 1981.

Io non ero nata, e neanche tu.

Però ho comprato questa t-shirt pensando a te.

E allora la metto sempre quando so di vederti.

Ma non è ancora successo di incontrarti con la mia t-shirt bellissima, che tu guarderai e ammirerai.

Forse.

E allora io continuo a indossarla, in quei luoghi dove so che potresti esserci.

E tutte le persone pensano che io abbia solo quella t-shirt.

E forse questa è l’idea più carina che abbiano di me.

Insomma, io ho comprato questa t-shirt dei Led Zeppelin pensando a te.

E tu la vedrai, prima o poi.

Spero prima che si consumi.

MICRORACCONTI SENZA NOME, #14

formica

Una mattina, nel giorno del suo decimo compleanno, la formica Erry uscì felice, alla ricerca di auguri.
Con grande dispiacere, però, trovò il villaggio deserto e nessuno con cui parlare.
Allora scelse un fiore meraviglioso, vi si adagiò e prese la sua chitarra. Con voce malinconica, cantò un verso che diceva così: «Oggi è il mio compleanno, tanti auguri a me».
Ma nessuno rispondeva. Tutto intorno era silenzio.
Allora Erry la formica prese la strada del ritorno. «Oggi è il mio compleanno e nessuno se n’è ricordato», diceva tra sé con aria triste e desolata.
Rientrato in casa, sentì un gran vociare. Urla e clamore provenivano da ogni stanza.
Si affacciò nel salone e vide tutti i suoi amici. Lo aspettavano da ore con coriandoli, regali e dolcetti.
«Ah povero me, sciocco e frettoloso!» disse Erry. «Cercavo gli auguri seduto su un fiore, ma eran già vicini, festosi e pieni d’amore!»
Così la formica Erry, nel giorno del suo decimo compleanno, imparò che a volte per essere amati, basta guardarsi intorno.