MICRORACCONTI SENZA NOME, #14

formica

Una mattina, nel giorno del suo decimo compleanno, la formica Erry uscì felice, alla ricerca di auguri.
Con grande dispiacere, però, trovò il villaggio deserto e nessuno con cui parlare.
Allora scelse un fiore meraviglioso, vi si adagiò e prese la sua chitarra. Con voce malinconica, cantò un verso che diceva così: «Oggi è il mio compleanno, tanti auguri a me».
Ma nessuno rispondeva. Tutto intorno era silenzio.
Allora Erry la formica prese la strada del ritorno. «Oggi è il mio compleanno e nessuno se n’è ricordato», diceva tra sé con aria triste e desolata.
Rientrato in casa, sentì un gran vociare. Urla e clamore provenivano da ogni stanza.
Si affacciò nel salone e vide tutti i suoi amici. Lo aspettavano da ore con coriandoli, regali e dolcetti.
«Ah povero me, sciocco e frettoloso!» disse Erry. «Cercavo gli auguri seduto su un fiore, ma eran già vicini, festosi e pieni d’amore!»
Così la formica Erry, nel giorno del suo decimo compleanno, imparò che a volte per essere amati, basta guardarsi intorno.

Oggi è domenica

alba

Oggi è domenica e non sono andato al mare. Non che non mi piaccia, ma oggi avevo voglia di silenzio. E avevo bisogno di credere in qualcosa. Così ho guidato in una città quasi deserta e ti ho cercato.

Ho immaginato che potessi fare colazione al bar, magari sfogliando un giornale o chiacchierando con le tue amiche. Ho percorso tante strade, chiedendomi in quale di queste potessi abitare tu.

Con un bel vestito blu, ti ho guardata mentre ordinavi un caffè e un succo all’arancia. Lo adoro anche io; mi piace berlo dopo la mia partita di tennis con Andrea.

Ah, forse questo è il parco dove passeggi con il tuo vecchio pastore tedesco. Si chiama Fred, o forse Kira.

Le strade sono sgombre dalle auto. Si notano dettagli e luoghi a cui non avevo mai dato importanza.

C’è un piccolo panificio, proprio lì vicino al tuo ufficio. A volte, quando non ti va di cucinare, prendi un bel pezzo di focaccia.

Sei golosa… Lo sono anche io!

Mi piacerebbe mangiare insieme a te.

Oggi è domenica e io non sono andato al mare. Potremmo andarci insieme una volta.

Al tramonto, con una birra.

O forse all’alba. Sarebbe bellissimo vedere la luce che ti accarezza il viso, disegna il tuo profilo, per poi scendere sul collo fino ad allargarsi sulle tue piccole spalle.

Sto guidando senza meta. La radio è dalla mia parte.

C’è quella “Canzone” che dice: «Non so aspettarti più di tanto, ogni minuto mi dà l’istinto di cucire il tempo… Di portarti di qua».

Vorrei portarti di qua. Vorrei portarti con me.

Non immagino i tuoi occhi, né il colore dei tuoi capelli. Se sono lunghi, se sono ricci.

Ho l’impressione che tu sia bellissima.

Eccoti. Ti vedo in coda alla cassa di questo supermercato. Hai comprato il cous cous. Non sai cucinare nulla, tranne il cous cous. Ed è proprio quello che ci vorrebbe per una gita in barca.

Al cinema all’aperto, in queste sere, ridanno i grandi classici. Colazione da Tiffany: vuoi rivederlo?

Ma no, tranquilla. Non mi piacciono i film polizieschi. Ti accompagno volentieri.

Non vorrei sembrare presuntuoso, ma potrei provare a suonarti “Moon River” con il pianoforte.

Lo suonavo da bambino, poi ho smesso.

Che buffa suoneria che hai… E’ tua madre. Da quando sei andata a vivere da sola, ti chiama sempre alla stessa ora e ti chiede puntualmente cosa mangerai.

Vorrei sorprenderti. Venire a prenderti, quando non te lo aspetti. Portarti a ballare, a teatro.

Adoro la fotografia, sai. Danno una mostra oggi, ci andiamo?

Vorrei trovare il momento giusto, le parole giuste.

Ciao, sono Luca. Oggi è domenica e non sono andato al mare, perché avevo voglia di silenzio. E avevo bisogno di credere in qualcosa.

Così ho percorso tutta la città e ti ho cercata.

Perché oggi è domenica, non sono andato al mare e ho bisogno di credere che tu esista.

Tipi da spiaggia (e non è un modo di dire)

Estate, estate: tempo di vacanze, di sole e di spiagge.

La variegata popolazione che affolla le spiagge merita una presentazione dettagliata. E spero davvero di riuscire a descrivere al meglio lo spettacolo di una domenica al mare.

spiagge

Su una spiaggia x, in una località y, statisticamente è possibile incontrare i seguenti tipi da spiaggia:

1)“Ok, ragazzi: avvisatemi quando dobbiamo andare via”

E’ il classico personaggio che va a mare per un solo scopo: dormire. In media, in una giornata di mare (h10-18) recupera il sonno perso alle cartate di Natale, al veglione di Capodanno, alla festa di 18 anni di sua sorella, alla sua festa di laurea, ai 50 anni di matrimonio dei nonni. Anzi lui agisce in prevenzione e dorme anche per la nottata di Ferragosto.Lui dorme e basta. Di spalle, seduto, a pancia in giù, di lato. Dorme cullato dal suono del mare, che non ha neanche sfiorato. C’è un mondo fuori da quell’ombrellone. Ma lui non lo sa o si rifiuta di affrontare l’impervio universo che si colloca oltre quella linea d’ombra, dove la gente è viva, vegeta e sveglia.

2) “Sono andato a mare (forse), ma sicuramente l’ho comunicato sui social”

La giornata al mare è quanto di più impegnativo esista per questo social media manager (in stile amatoriale). Il suo lavoro inizia verso le 9, con una prima foto di presentazione. Una tazzina di caffè e sullo sfondo basso le infradito; testo: “pronti per il mare”; condivisa su Instagram e Facebook. Ecco il mare: è la prima cosa che fotograferà, appena arrivato in spiaggia. E probabilmente sarà l’ultima volta della giornata che guarderà le onde blu. Dunque, seconda foto: “mare splendido con TAG + TAG + TAG; presso LOCALITA’”. Condivisa su Facebook e riproposta su Twitter, con gli hashtag di tendenza.                        Partitina sulla sabbia con gli amici? Certo! “Voi giocate! Io vi filmo e vi posto su Instagram/Facebook”. Passano le ore e anche la batteria. Ma, niente panico: ha almeno 3 caricatori portatili e una dozzina di notifiche.

                             3) “Sole non ti temo. E anche se assomiglio a un grosso gelato al fior di latte,                                       io mi godrò questa giornata di mare”

Le prime ore trascorrono con l’entusiasmo dei bambini, quando iniziano a stare in piedi sulle gambine. E’ tutto bello, tutto divertente, tutto nuovo. Del resto, che problema c’è? Basta avere la pazienza di spalmarsi una crema protettiva (50 e +) ogni 15 minuti circa. Facile, no? Ma poi si inizia a sentire un piccolo prurito, proprio lì sulla spalla. Sotto il collo. Come un leggero pizzico. Mmmm… forse è l’ora di mettersi una sensuale t-shirt bianca, con cui fare anche il bagno. E per la passeggiatina post pranzo? Meglio rincarare la dose di crema, aggiungendo cappellino e occhiali da sole. Tutto sotto controllo.                                                                                                                                                                                           Se non fosse che i piedi e le ginocchia iniziano, all’improvviso e senza un preavviso, a diventare strani. Colorati di un rosso fuoco e con tanti piccoli puntini che si estendono, si allargano, camminano su tutto il corpo e si uniscono, fino a formare una grande scritta sulle cosce: S.O.S, ERITEMA IN CORSO.                                                                                             Ok caro amico, per te la giornata al mare finisce qui. Ed è solo l’inizio di una lunga notte insonne. Auguri!

4) “Io mi abbronzo, come se non ci fosse un domani”

Senza protezioni, senza filtri, senza rispetto. La sua pelle è un tappeto setoso di ungenti e olii al gusto di cioccolato. Persino i capelli, raccolti in un comodo chignon, odorano di cocco. E non importa che stia per sciogliersi e smaterializzarsi come farebbe una barretta di cioccolato… La posizione, una volta assunta, non si cambia. Se non per orientare meglio il corpo, di fronte al sole. Il bagno è rapido, repentino. L’abbronzatura è un mestiere: non è roba da dilettanti!

5) La spiaggia è solo un luogo sabbioso dove allenarsi

Racchettoni, palla da calcio, palla da volley, mp3 per la corsetta pomeridiana. E’ questo il classico tipo che a mare non riesce a stare fermo. Deve muoversi. Sudare (non per il caldo, ma per lo sforzo). In acqua non si fa il bagno: al massimo si gioca a “5/6 SCHIACCIA”. Prendere il sole per lui è una punizione del cielo. Non ce la fa. A volte ci prova, ma dopo qualche minuto: “giochiamo a bocce?”

6) “E chi l’ha detto che al mare non si possa…”

Leggere (quotidiani, riviste, libri: lui ha due esemplari per ogni categoria); cantare (ha portato la chitarra e “le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi…”); allenare la mente (ha le carte, la settimana enigmistica); chiacchierare (con i vicini di lettino, al telefono); giocare; conoscere; passeggiare; scoprire; nuotare; immergersi; affittare pedalò e.. “ah, ma stiamo andando via?”

7) “La prova costume non l’ho superata, tanto vale mangiarci su”

Dall’antipasto al caffè, senza dimenticare birra e cruditè, un po’ di dessert? Sì, anche un po’ di the.                                            Il menu è completo e non pensare di mangiare in modalità pranzo al sacco.                                                                                  Lui ha previsto tutto: ombrellone, sedie, tavolino, posate in metallo, bicchieri. A tavola: il pranzo è servito!

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VITA DA A-SOCIAL seconda puntata: Facebook, the big family

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Inizia tutto così. Con una notifica, come tante altre. Poi apri Facebook e c’è il numerino 1 rosso, sul simbolo delle richieste di amicizia.

Tu ci clicchi su, sperando che possa essere una bella biondona, con gli occhi color del cielo o un gran figo muscoloso (a seconda dei tuoi gusti).

E invece ti trovi l’insospettabile, inaspettato, sorprendente, imprevedibile, inatteso, imprevisto nome di…… tua madre! E no, non è un’omonimia. E’ solo che tua madre è una teen ager dentro e ora muore dalla voglia di dimostrartelo.

Qui iniziano i guai.

Perché tu muori dall’irresistibile desiderio di taggare tua madre in quei post futuristi, tipo: “l’ottima teglia di patate riso e cozze, grazie mamma!” Però allo stesso tempo dovresti: rivedere l’album fotografico del tuo viaggio ad Amsterdam, non propriamente culturale; cancellare quello stato così amato dalla comunità, in cui ti proclamavi orgogliosamente ubriaco, dopo una serata in spiaggia in cui ti eri esibito/a mezzo/a nudo/a in discutibili performances canore (il tutto a pochi giorni dal tuo esame di diritto privato). E ancora cancellare quelle foto profilo, un po’… come dire… audaci, in cui ti mostri per quello che sei veramente, così per onorare il gran bel lavoro fatto dai tuoi genitori. E che dire dei gruppi  a cui sei iscritto/a? Per citarne il più sobrio: “Improbabili scuse da dire ai genitori per coprire incredibili serate da sballo”.

Ecco, da quando hai visualizzato quella richiesta di amicizia sono passati solo 40 secondi e la tua vita è cambiata. Immagina in due minuti di riflessione, quanti post imbarazzanti riusciresti a ricordare!

Ma rifiutare la mamma, significa esplicitamente dichiarare una colpa. Dunque accetti, forte del fatto che tu conosci le impostazioni della privacy, lei no. Tua madre vedrà solo una parte (quella angelica) del tuo profilo. E il sottofondo musicale di questa tua geniale trovata, fa più o meno così: http://www.youtube.com/watch?v=CoZ2z3Fb1I0

#RESTATECONNESSI e alla prossima puntata!

Happy b-day mr Facebook

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Happy birthday mister Facebook!

Ebbene sì. Il social network che ha cambiato il modo di vivere di una intera generazione compie 10 anni.

Era il 2004 quando Facebook fece i suoi primi passetti sui nostri pc.

Prima d’allora, i fidanzatini si mandavano sms, squilli.. e stavano ore al telefono!

Per le feste di compleanno si usavano gli inviti cartacei,

per le cene con gli ex amici di classe si faceva la famosa catena telefonica.

Le nonne non pronunciavano parole in lingua straniera e le mamme sbirciavano nei diari segreti, e non in quelli virtuali!

Per comunicare con parenti e amici dall’altra parte del mondo, c’era solo il telefono.

O le cartoline, e queste non sono mai state così immediate…

Insomma, da 10 anni a questa parte molti di noi hanno radicalmente trasformato il proprio modo di relazionare con gli altri e la maniera di organizzare eventi e incontri.

Invece di richiedere e ricevere regali,

oggi Facebook si autocelebra, offrendo in dono a ognuno dei suoi iscritti, un delizioso video di ricordi.

Si chiama “Look back” e, in effetti, ci fa guardare indietro.

Il video mostra, attraverso i post maggiormente apprezzati, i momenti più significativi.

E’ proprio vero: invecchiando, si diventa più teneri!

Lo stesso vale per quel buon vecchio romanticone del signor Facebook!