Cin cin, il monologo

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Illustrazione di Giuseppe Fanelli

Io non so nulla del mondo. Non conosco la storia e non m’intendo di politica.

La musica? Ne ascolto parecchia, senza distinguerla.

La cucina mi interessa poco e lo sport, oh per carità!

Io non so nulla del mondo, ma se c’è qualcosa che conosco, ecco: sono gli umani.

Grandi, bambini, femmine e maschi. Colori, capelli, tono di voce.

So tutto di loro.

Il nostro è un incontro breve, ma intenso. Sono un tipo dolce, delicato, ma so essere anche molto frizzante! Insomma sono uno che piace un po’ a tutti. Cerco di non scontentare nessuno, anche se a volte qualcuno sembra chiedermi troppo. E si attacca, oh quanto si attacca!

La mia grande abilità si manifesta nel tempo di un respiro: in meno di un minuto ascolto segreti, raccolgo desideri, riconosco paure e amori.

Ah, gli umani! Alcuni mi abbracciano, mi stringono; altri mi guardano più timidi. Sì, ci sono anche quelli che mi cospargono di lacrime. Le versano, le riversano, mi versano!

In alcuni giorni, la mia vita è molto movimentata. Mi piace, tuttavia! Il rumore squillante che fa, le risate, le belle parole. E gli applausi. Ce ne sono spesso.

Quanto vivo? Molto poco, ve l’ho detto. Il tempo breve di un “cin cin”.

Cosa ci guadagno?

La speranza. Non è forse quella che tiene in vita tutti?

Sì tutti. Anche un brindisi come me.

 

MICRORACCONTI SENZA NOME, #14

formica

Una mattina, nel giorno del suo decimo compleanno, la formica Erry uscì felice, alla ricerca di auguri.
Con grande dispiacere, però, trovò il villaggio deserto e nessuno con cui parlare.
Allora scelse un fiore meraviglioso, vi si adagiò e prese la sua chitarra. Con voce malinconica, cantò un verso che diceva così: «Oggi è il mio compleanno, tanti auguri a me».
Ma nessuno rispondeva. Tutto intorno era silenzio.
Allora Erry la formica prese la strada del ritorno. «Oggi è il mio compleanno e nessuno se n’è ricordato», diceva tra sé con aria triste e desolata.
Rientrato in casa, sentì un gran vociare. Urla e clamore provenivano da ogni stanza.
Si affacciò nel salone e vide tutti i suoi amici. Lo aspettavano da ore con coriandoli, regali e dolcetti.
«Ah povero me, sciocco e frettoloso!» disse Erry. «Cercavo gli auguri seduto su un fiore, ma eran già vicini, festosi e pieni d’amore!»
Così la formica Erry, nel giorno del suo decimo compleanno, imparò che a volte per essere amati, basta guardarsi intorno.