La canzone più famosa del mondo

Piazza del Popolo, Roma

Piazza. Una di quelle famose, in una città piena di turisti.

L’autunno soleggiato riempie le strade di artisti.

In un angolo c’è un uomo grassottello con un basco in testa. Suona la fisarmonica. Accanto a lui, un ragazzo più giovane.

E’ allegro e chiama la gente, per formare un piccolo pubblico.

Lo spettacolo inizia con “Besame mucho“. Repertorio classico, ma arricchito dalle battute del ragazzo che, ad un certo punto, dice: «Adesso l’ultima canzone, the last song. Il mio amico suonerà la canzone più famosa del mondo. Ladies and gentlemen are you ready?»

E tutti, in coro: «Sìììììì»

Cresce l’attesa e lui, giovanotto esperto di marketing evidentemente, incalza: «Adesso canterete tutti, english, français, espanol. Tutti conoscete la canzone che stiamo per suonare».

Qualcuno dal pubblico grida: «O sole mio!»; e ancora «Volare»; «Imagine».

Dopo 3 minuti di suspence, finalmente l’attesa finisce. In una fragorosa risata.

La canzone più famosa del mondo era questa:

https://www.youtube.com/watch?v=WC7tzEi7D3o

E sì, la conoscevano e la cantavano tutti. Ma proprio tutti.

Bari, odi et amo

Immagine

“Bari

u’ ammor mi si tu…

ie penz semb a te

Bari du core mi

tu si la zita mè!”

Per chi non conoscesse il dialetto barese,

questa è una poesia d’amore per la città di Bari.

Io la mia città la amo.

Eppure, a volte, mi fa paura.

E mi rattrista.

Questa notte, a Bari, un senza tetto ha rischiato di morire.

Alcuni individui (sono forse da considerarsi persone?)

hanno bruciato le coperte con cui cercava di riscaldarsi.

Ecco le ombre di una bella città,

che potrebbe essere sempre soleggiata e piena di luce.

E invece, spesso, nasconde nel buio e nella solitudine le sue ferite.

Diario di un giorno di pioggia

Inequivocabili segni della pioggia:

– città imbottigliata in un traffico perenne

– incremento improvviso dell’inquinamento acustico

– aumento esponenziale del commercio (ambulante) di ombrelli

– Inappagabile desiderio di condividere su Facebook il noto brano di Jovanotti “PIOVE”

– concreta impossibilità femminile di gestire il cuoio capelluto

Ma vossignori, non mi staranno mica rompendo ercà?

Dolce Bari

Bari, ore 8 e 50. Una coppia distinta passeggia dietro di me, in via Piccinni. Come in un sogno dalle rimembranze parigine, lei dice all’uomo che la accompagna: “On va manger du chocolat”? («Mangiamo del cioccolato»)

Lui, naturalmente, risponde: «Mais oui» («Ma certo»).

Dall’altro lato della strada, una coppietta di giovani amanti (les amants, verrebbe da dire)

esplora l’amore e l’anatomia in un intenso gioco di lingue.

Intanto, alla luce verde del semaforo, dalla seconda automobile della fila si leva una voce :

«g’a ma mov, o no?» («Ci muoviamo»).

Insomma: Bari di prima mattina sa essere dolce, piena d’amore e … multietnica!

Latticini esotici e grammatiche basculanti

“Mamma, mi dai un pezzo di ricotta amazzonica?”

Stasera, con queste audaci parole, in una pizzeria del centro cittadino un bimbo affamato si rivolgeva alla sua mamma. La quale, evidentemente preoccupata più del corretto metabolismo che della correttezza lessicale del pargolo, rispondeva solerte

“Fammi finire di grattuggiarla e te la do”

Ebbene sì, la “grattuggia”, soggetta all’uso frequente, doveva aver perduto parte della sua efficacia, risultando ormai incapace di grattare via le ‘g’ di troppo. A proposito di doppie ‘g’, torniamo all’assaggio del formaggio selvaggio. Che sapore potrebbe mai avere una ricotta amazzonica? Quale ardita preparazione richiederebbe e come apparirebbe alla vista il prodotto finale? L’immagine che imperiosa mi è balzata alla mente è stata quella di una ricotta al galoppo che brandiva un minaccioso cucchiaio. Una ricotta dura, forte, oserei dire intrepida, di latte di cavalla senza mammella. A-mazon vuol dire, non a caso, “senza seno”. Le Amazzoni, infatti, avevano il costume di mutilarsi la mammella destra in modo da tendere meglio l’arco. 

“Ci metto un po’ di poppe?”

“Come, scusi?”

“Ho detto, ci metto un po’ di pepe?”

“Ah, ok, sì sì… mi scusi, ero sovrappensiero”