Cin cin, il monologo

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Illustrazione di Giuseppe Fanelli

Io non so nulla del mondo. Non conosco la storia e non m’intendo di politica.

La musica? Ne ascolto parecchia, senza distinguerla.

La cucina mi interessa poco e lo sport, oh per carità!

Io non so nulla del mondo, ma se c’è qualcosa che conosco, ecco: sono gli umani.

Grandi, bambini, femmine e maschi. Colori, capelli, tono di voce.

So tutto di loro.

Il nostro è un incontro breve, ma intenso. Sono un tipo dolce, delicato, ma so essere anche molto frizzante! Insomma sono uno che piace un po’ a tutti. Cerco di non scontentare nessuno, anche se a volte qualcuno sembra chiedermi troppo. E si attacca, oh quanto si attacca!

La mia grande abilità si manifesta nel tempo di un respiro: in meno di un minuto ascolto segreti, raccolgo desideri, riconosco paure e amori.

Ah, gli umani! Alcuni mi abbracciano, mi stringono; altri mi guardano più timidi. Sì, ci sono anche quelli che mi cospargono di lacrime. Le versano, le riversano, mi versano!

In alcuni giorni, la mia vita è molto movimentata. Mi piace, tuttavia! Il rumore squillante che fa, le risate, le belle parole. E gli applausi. Ce ne sono spesso.

Quanto vivo? Molto poco, ve l’ho detto. Il tempo breve di un “cin cin”.

Cosa ci guadagno?

La speranza. Non è forse quella che tiene in vita tutti?

Sì tutti. Anche un brindisi come me.

 

Il mitico papà

A tutti quei papà speciali

ma anche a quelli un po’ più normali..

a quei papà che ancora detengono il primato di unici amori delle proprie figlie…

a quei papà che insegnano a guidare, a ridere e a gattonare.

A quelli che sono fratelli maggiori,

un po’ amici e un po’  nonni.

A quelli sportivi,

e a quelli che si addormentano sul divano.

A chi un papà l’ha perso troppo presto

o a chi non l’ha mai avuto.

24

Buona festa del papà.

Le solite cose che si dicono per la fine dell’anno. O forse no.

happynew year,new me.

CAPODANNO.

Ci siamo.

Stasera si brinda, si dice addio al vecchio anno e, soprattutto, si fanno bilanci.

Frasi standard, tipo: «Ho fatto questo, quest’altro e quest’altro ancora. Ma non ho fatto questo, quest’altro e quest’altro ancora».

Ma domani cosa cambierà?

Il calendario, tanto per essere concreti.

Insieme a una sfilza di buoni propositi, in più. Che poi, sono gli stessi. Ogni anno.

Qualcuno, per esempio, promette che dal 7 gennaio  si metterà a dieta. Niente cioccolato, più sport. E per chi in palestra non ci è mai andato in tutta una vita, quale giorno migliore del 7 gennaio per iscriversi?

Poi c’è chi promette di mettere i soldi da parte, di risparmiare insomma. I più determinati inaugurano addirittura un salvadanaio (il 7 gennaio, naturalmente). I più coraggiosi, poi, lo riempiono con i soldini sopravvissuti a valanghe di cartate.

Come non ricordare chi a gennaio rimanda il corso d’inglese. Perché l’inglese serve. E visto che bisogna impegnarsi sul serio, tanto vale iniziare a gennaio. E lo stesso vale per tutti i corsi.

Studenti e studentesse, non vi dimentico. Lo so che a gennaio inizierete a studiare molto più seriamente, di quello che avete fatto a partire da settembre.

Ah, se solo il mese di Gennaio sapesse di essere così carico di responsabilità… Forse chiederebbe a Maggio di sostituirlo. O magari ad Agosto. E lì ci sarebbe la morte di tutti i buoni propositi.

Ma Gennaio è tontolone o forse generoso.

E allora raccoglie i nostri buoni propositi.

Quest’anno, però, cerchiamo di realizzarli!

AUGURI

Cielo cielo, terra terra

Questo giugno travestito da novembre sta cambiando le abitudini di tanti. Le zanzare, per esempio, più sensibili alla temperatura che al calendario, non sembrano affatto volerci abbandonare. Del resto è comprensibilissimo, essendo legate a ciascuno di noi da un vero e proprio patto di sangue. Ma anche i banali esseri umani non restano indifferenti a questa tropicale congiuntura meteorologica mentre, compiaciuti, organizzano all’aperto tutte quelle piccole e grandi feste autunnali solitamente da salotto. Ecco allora scatenarsi la fantasia degli addobbi, con vere e proprie sculture di palloncini gonfiati a elio a farla da padrone.

In vista di una grande festa en plein air, per dirla come la dipingerebbe un impressionista, anche io mi sono aggirato per la città in cerca di una bottega che potesse venire incontro alle mie volatili necessità: 10 semplici palloncini variopinti da legare per terra e librare nell’aria; 10 pennellate di colore nell’azzurro cielo barese; 10 sbuffi di aria leggera in fuga verso l’infinito.

Entusiasta di aver trovato il negozio che facesse al caso mio, ne ho varcato la soglia con un bel sorriso. Ma la falce dentata stampata sul volto della pingue commessa che mi ha accolto ha immediatamente declassato il mio sorriso a una stiracchiata smorfietta.

“Deesiiiideeraaa?”

“Buongiorno. Vorrei 10 palloncini gonfiati a elio”

“Per una feeestaa?”

Avrei voluto rispondere “No, da tenere in bagno per risollevarmi più agevolmente dal gabinetto”, ma mi sono limitato a un assai più banale “Sì”

“Di che coloooree?”

“Variopinti, grazie”

“Provveeedoo suuubitoo”

E così, come un sommergibile, la commessa si è inabissata dietro il bancone. Mi sono ritrovato completamente solo, nel bel mezzo di una strana festa silenziosa che non mi apparteneva, tra festoni che inneggiavano a fantomatici “Roberto” e “Valeria”, tovaglie fantasia da attacco epilettico e biglietti di auguri per chi compie gli -anta e che, per mia fortuna, ho finora al massimo autografato, ma mai ricevuto. Non so se ci avete mai fatto caso, ma raggiunti i 70 anni a passo di dècade, i biglietti augurali tendono a infittirsi, 75, 80, 85, 90, 91, 92, e così via, sempre più rassomigliando nella veste grafica ai manifesti funebri.
Benché assorto in tali estremi pensieri, con la coda dell’occhio colsi il manifestarsi di uno spettacolo sconvolgente le leggi della fisica e del buonsenso comune. Da dietro il bancone, come una mongolfiera in solenne marcia ascensionale, la pingue commessa si elevava, trainata verso le altezze dai miei 10 palloncini. E, cosa impensabile se non l’avessi vista con i miei occhi, il suo sorriso riemergeva ancora più inarcato del precedente, quasi come se avesse legato due palloncini agli angoli della bocca deforme. Ci è voluto poco perché si issasse fino alla sua statura normale, ben al di sotto della media. Tuttavia l’aura epica del gesto ha contribuito nel mio immaginario a dilatare infinitamente il momento, fino a una dimensione pressoché priva di tempo. Fu il falsetto della sua voce, gonfiata forse anch’essa a elio, a riportarmi al presente.

“Eeecco i suoi pallonciiinii”

Dall’eternità sospesa in cui persino il mio corpo è stato assorbito, ho sollevato la testa come farebbe un elefante africano ultracentenario. Il mio timore era quello di alzare lo sguardo e trovare i palloncini già sgonfi, stremati per lo sforzo sovrumano dell’elevazione della sorridentissima commessona. Povere creature! Sarebbero arrivati spompati alla mia festa. Tuttavia, per fortuna, parevano in ottimo stato, forse risollevati dall’idea che si sarebbero ben presto liberati dalla morsa di quella mano paffuta. E così è avvenuto. Ho abbozzato un sorriso imbarazzato, ho preso i sospirati palloncini e, recuperata anche la cognizione della mia esistenza, mi sono diretto verso l’uscita.

“Eh-eehm… sarebbero 15 eeeuroo”

Sia chiaro: non avevo alcuna intenzione di rubare i palloncini. Molto semplicemente, mi era passato di mente che nel mondo reale si usa il denaro. Evidentemente non ero ancora uscito del tutto dal limbo che avevo appena vissuto. Che imbarazzo! E io che mi consideravo una brava persona! Al che, per cavarmi dall’impaccio, ho sfoderato una delle mie uscite moraleggianti più brillanti:

“Signora, sono sinceramente stupefatto. Una donna di cielo come lei, che ai sogni dei bambini dà forma di palloncino e li lascia librare nelle atmosfere più alte si preoccupa di una questione così becera, così squallida, così – mi permetta di dire – bassa quale è il denaro.”

Poi, lasciandole sul bancone i (giustamente) reclamati 15 euro, ho aggiunto:

“La prossima volta cerchi di volare al di sopra di tutto ciò che è terreno. Cerchi di assomigliare un po’ di più ai suoi bellissimi e leggerissimi palloncini”

E così me ne sono andato senza più voltarmi, immaginandola per una volta non più sorridentissima ma a bocca aperta, sgonfiarsi a poco a poco come uno dei suoi più grossi, sorpresi e costernati palloncini.