Una domanda aperta sul Fertility Day

Gentilissima ministra Beatrice Lorenzin,

sono una giovane professionista precaria.

Non intendo criticare la pubblicità progresso lanciata dal suo Ministero -a questo ci hanno pensato già i social -anche se essa sembra rifarsi a una concezione piuttosto antica del ruolo della donna. Mi limiterò, dunque, ad analizzare insieme a lei l’idea del “Fertility day“.

Come premessa dirò che ho 30 anni e che io, personalmente, vorrei avere dei figli, pur rispettando (e benedicendo!) la legittima libertà di altre donne di non averne.

Lo ripeto: vorrei avere dei figli, ma uso il condizionale, perché non posso avere figli. Non fino a quando sarò costretta a mandare il mio Curriculum Vitae in ogni parte del mondo, accettando di poter partire da un momento all’altro in qualsiasi luogo. Vorrei dei figli, ma non potrò averne fino a quando mi saranno proposte retribuzioni insufficienti alla mia singola vita (figuriamoci a quella di un neonato). Non posso avere figli, perché questo significa gravare sul bilancio economico della mia famiglia (vivo con i miei genitori, per i motivi succitati). Non posso avere figli, perché il mio futuro non riesco neanche a immaginarlo.

Sì, vorrei avere dei figli. Mi piacerebbe educarli, coccolarli, raccontare loro di un mondo umano in cui i sogni si realizzano.

E invece, pare che a partire da oggi sarò costretta a guardare grandi manifesti che mi ricordano che sarò bella per sempre, ma non fertile. Che mi invitano a darmi una mossa e a non aspettare la cicogna.

aaaaa

 

Ecco, io adesso saprei cambiare un pannolino, ma a tutto questo non sono pronta. E non oso neanche immaginare come si siano sentite le donne che, per problemi di salute, non possono avere figli o che ancora stanno combattendo per realizzare il loro desiderio di maternità.

 

Le chiedo, dunque, in che modo potrebbe aiutarci un “Fertility Day”?

Per evitare che un Paese si spopoli, non si potrebbe per esempio impedire che un’intera generazione di suoi abitanti lo abbandoni per cercare altrove condizioni di vita più dignitose?

 

«Non è come pensi»

Ecco 5 situazioni in cui, almeno una volta, avete sentito dire questa frase

(Ovviamente, com’è abitudine di Nomicosecittà, sono tutte storie vere)

 

  • «Non è come pensi», ha detto L.

E sua madre avrà pensato: «Già, non è come penso. Tu sei al parco, di mercoledì mattina, perché hai deciso che da grande immolerai la tua vita alla causa della natura e dell’ambiente. Per questo hai saltato il compito di greco, per iniziare a prendere confidenza con tutte le “erbe” che esistono sulla terra».

  • «Non è come pensi», ha detto D.

E lei avrà pensato: «No. Non è come penso. Ti sei accorto del precoce e improvviso invecchiamento della tua pelle, così hai avvertito  l’esigenza di rivolgerti a una dermatologa. E la tua preoccupazione era talmente urgente, che hai sottoposto il tuo viso alle dolci mani della dottoressa, a mezzanotte. In un improvvisato ambulatorio, su 4 ruote».

Aron

  • «Bauuu – uu – uuu », che nella lingua dei cani vuol dire: «Non è come pensi». Così ha abbaiato Aron, mentre stringeva tra i denti un rametto di basilico.

E M. non si è arrabbiata, ma ha giustamente pensato che il suo terrazzo fosse stato selvaggiamente colpito da un attacco alieno. E Aron, il suo fedele Husky, ha semplicemente difeso, con coraggio, il territorio. Purtroppo negli scontri, hanno perso la vita tutte le piante, le ciabatte, i palloni e i calzini che dimoravano nei dintorni.

  • «Non è come pensi», ha detto G.

Del resto, suo marito proprio non si aspettava una frase del genere! Ed effettivamente, non aveva avuto tempo di pensare a nulla. Era solo tornato prima da lavoro e voleva riposare un po’. Ma per quello “spettacolo”, i posti erano già tutti occupati.

  • «Non è come pensate», ha detto F.

E i genitori non avevano mica pensato che davanti ai loro occhi, nel loro salone, si stava svolgendo una festa cui erano invitati tutti i 16enni della città! Anzi. Avevano subito capito che il povero F. si era sentito terribilmente solo e abbandonato, mentre i suoi genitori erano fuori per il week end. Così aveva chiesto la compagnia di “qualche” amico. Ma si sa, i ragazzini sono così generosi… E in 47 avevano subito risposto al suo appello!

P.S.: Tranquilli, era esattamente come avevate pensato voi!