Microracconti senza nome, #10

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Marc Chagall

Dentro la mia testa, è un treno impazzito.

Si allontana e poi ritorna,

corre senza meta,

poi rallenta e si ferma,

poi avanza, riprende…

Dentro la mia testa, sono mille i colori,

tante parole e nessuna certezza.

Il treno deraglia,

ma io conservo con cura

un vaso di fiori.

Questo racconto è stato scritto utilizzando la parola “cura”, candidata sulla pagina Facebook di Nomicosecittà”, da Donatella L. 

 

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Il lancio del bouquet

Non è necessario essere donne, o donne single. Tutti, minorenni o maggiorenni, donne o uomini, single o impegnati, tutti, almeno una volta nella vita, hanno vissuto il momento del lancio del bouquet della sposa, durante un matrimonio.

C’è chi vi ha assistito, chi vi ha autonomamente partecipato, chi lo ha subìto. Chi non crede, ma tenta; chi crede e non si arrende; chi lo prende e poi si sposa veramente. Chi: “ma questa è la fila per lo Spritz?”.

In tutti questi casi, la platea degli invitati si divide – più o meno – così:

PRIMA SCHIERA: LE DONNE

Single o fidanzate, alcune ci provano sul serio perché nella loro visione romantica della vita, il destino potrebbe lanciare loro un segnale a forma di bouquet. Altre si buttano nella mischia, per divertimento, per solidarietà alle suddette romantiche o, semplicemente, per non scontentare l’amica sposa.

 

SECONDA SCHIERA: LE MAMME, LE ZIE E LE NONNE

Ovvero quelle figure mitologiche a metà tra cheerleader e tenenti. Sono capaci di aspettare il momento del lancio, molto più che le loro figlie e nipoti. E non accettano esitazioni! Si combatte e si lotta per il bottino. E se si perde, occhi bassi in attesa del prossimo matrimonio. E non c’è nulla da aggiungere.

TERZA SCHIERA: GLI UOMINI

Ad ogni età, nessun uomo perderebbe mai lo spettacolo di venti donne tutte in fila, tutte in tiro e, sopratutto, tutte zitte. E questo è quanto.

QUARTA E ULTIMA SCHIERA: LA DONNA RACCOMANDATA

No, la meritocrazia non esiste (nemmeno ai matrimoni), perché c’è sempre quella ragazza che… “ma com’è possibile che tu sia single?”. Solitamente non è una top model, ma ha un fascino speciale che la rende bella, simpatica e intelligente. E’ che proprio con gli uomini non è fortunata…   Beh, per lei vengono attuate specifiche strategie: collocazione in tavolo di soli uomini (professionisti e single: tutti tranne uno, l’unico davvero interessante), condivisione di sue foto durante l’addio al celibato e, naturalmente, richiamo al microfono prima del lancio del bouquet. Diciamo che questo teatrino si sta compiendo solo per lei, per buttarle addosso un mazzo di illusioni floreali.

Lei è in prima fila, nella precisa direzione del bouquet, ma…

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la sua vicina ha una preparazione atletica degna delle Olimpiadi.

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E anche questo è quanto.

 

 

 

Racconto per un fiore

1

Anna.

Mi piace pensare che si chiamasse così.

 Vendeva fiori alla metro Cadorna, a Milano.

Non era bella, né giovane. Ed era sola, con i suoi fiori sgualciti dal vento. E dal tempo, che era trascorso inesorabile per quei petali e per la sua pelle. Dimenticata dalle carezze.

Chissà se aveva davvero un’età, quella piccola donna che accudiva le sue rose, come avrebbe fatto con le guance di un bambino.

Chiedeva una elemosina, la chiedeva alla fretta della gente.

La chiedeva anche a me, che non ho saputo raccogliere il fiore della sua vita.