Racconto per un fiore

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Anna.

Mi piace pensare che si chiamasse così.

 Vendeva fiori alla metro Cadorna, a Milano.

Non era bella, né giovane. Ed era sola, con i suoi fiori sgualciti dal vento. E dal tempo, che era trascorso inesorabile per quei petali e per la sua pelle. Dimenticata dalle carezze.

Chissà se aveva davvero un’età, quella piccola donna che accudiva le sue rose, come avrebbe fatto con le guance di un bambino.

Chiedeva una elemosina, la chiedeva alla fretta della gente.

La chiedeva anche a me, che non ho saputo raccogliere il fiore della sua vita.

 

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Un giorno, in metro

 

Si sa, quando si viaggia in metro o in bus, si è spesso pensierosi. “Ho pagato la bolletta del gas?” “Stasera preparo pollo al forno con le patate”

Oppure ci si guarda intorno. A me succede così: osservo la gente, fino a che il mio sguardo si posa su qualcuno in particolare e inizio a immaginare una storia.

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Di fronte a me è seduta una graziosa signora, ancora bella nonostante le rughe.

Ha i capelli bianchi, corti e ricci. Gli occhiali a forma rotonda sembrano contornarle il viso, fine ed elegante.

In una mano porta un giornale, ripiegato su se stesso; nell’altra, ha una borsetta della spesa. Spuntano delle foglie di insalata.

La signora Carla – è così che mi piace chiamarla – indossa jeans e una camicetta bianca. Alle orecchie porta delle perle, il suo unico gioiello.

E’ calma, sembra di buon umore. Forse sta pensando ai suoi nipotini. Domani è sabato. Li vedrà e preparerà loro la sua famosa crostate di mele.

Anche nonno Mario, suo marito, la adorava. Qualche anno fa se n’è andato a causa di un infarto.

“Santa morte”, pensano tutti. E anche la signora Carla si consola, pensando che Mario non ha sofferto.

Da quando suo marito non c’è più, Carla ha ripreso a leggere romanzi rosa, come faceva da ragazza.

La voce registrata della metro annuncia la prossima fermnata; un musicista intona La vie en rose.

La signora Carla scende, corre a comprare le mele.

Tipi da viaggio

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In treno, in pullman, in nave o in aereo. Non importa come viaggi. Se viaggi, troverai sempre accanto a te uno di questi passeggeri. O forse tutti.

L’organizzato

Ha tutto: tappi per le orecchie, fazzolettini di carta, quotidiano d’informazione, rivista d’intrattenimento, parole crociate. Ipod, ipad, iphone e rispettivi caricabatterie. E naturalmente un pc portatile. Cuffiette, gomme da masticare e gomme per il mal di viaggio. Lui ha tutto. Ed è uno stress, perché non riesce a gestire tutte le attività per le quali era preparato. Per lui il viaggio diventa un vero incubo. Perché, per poter utilizzare tutti i passatempi che aveva portato con sé, dovrebbe volare da Roma a Tokyo e poi da Tokyo a New York. Ininterrottamente. E con un bagaglio a mano ad hoc!

 L’ansioso

Non ha tempo per sentire i messaggi del capitano, o per seguire le simulazioni di emergenza. Deve studiare, leggere, sottolineare, calcolare. «Quanto ci mette la navetta da Charles de Gaulle Etoile al centro di Parigi? E poi da lì, che metro conviene prendere per l’albergo? Ma soprattutto domani mattina, a che ora apre il Louvre? Speriamo che la visita finisca in tempo, per passeggiare su rue de Rivoli. Ma non sarà complicato di lì, andare a cena a Montmartre? Comunque quando atterriamo, non bisogna perdere neanche un minuto. Dritti alla navetta»

 Il beato

A osservarlo bene, forse non dorme da 48 ore. Quale occasione migliore per recuperare! Lui si siede al suo posto, dopo aver sistemato il bagaglio. E chiude gli occhi. Tutto quel che è successo dopo, lui lo ignora. Si risveglia solo se giunto a destinazione. Sia questa raggiunta dopo un’ora di viaggio o dopo dieci ore. Per quanto è tenero, ti verrebbe voglia di rimboccargli le coperte e dargli il bacio della buona notte!

Quello che piace alle compagnie

E’ pieno di entusiasmo. Se la compagnia vende qualche prodotto a bordo o in cabina, lui lo compra. E’ un prezzo irripetibile! Poi ascolta con estrema attenzione ogni messaggio, sorride alle hostess e fa domande. Va in bagno, così per vedere com’è e, ovviamente, compra qualcosa da mangiare. Così per assaggiare l’ottima cucina in scatola. Fa foto (anche se il regolamento lo vieta) perché vuole documentare la sua esperienza di viaggio. E, soprattutto, se viaggia in aereo, quando atterra, batte le mani per complimentarsi con il capitano!

Quanto è piccolo il mondo (volume 2)

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Avevo già scritto una storia vera (come tutte quelle che scrivo) a proposito di quanto sia piccolo il mondo e di quante coincidenze esso possa offrirci. La trovate qui: https://nomicosecittablog.wordpress.com/2014/03/15/quanto-e-piccolo-il-mondo/

Oggi ve ne racconto un’altra. Anzi due.

LONDRA è una grandissima città, piena di luoghi e soprattutto piena di popoli. Cittadini e turisti.                                       Decisa a cogliere questa bellezza, passeggiavo sola soletta a Covent Garden ( e non sul London Bridge, come canta De André) .  A un certo punto mi fermo, per prendere un caffé in una nota catena di bar. Entro e mi metto in fila alla cassa. Prima di me tutti ordinano in inglese e pagano. Sento il cassiere che dice: “Mamma come son stanco, fortuna che tra poco finisco!” . Allora mi avvicino e dico: “Ciao, ho sentito che sei italiano, allora ne approfitto. Prendo questo tramezzino e poi un caffé”. Lui sorride e gentilmente mi dice: “Ciao, il caffé te lo offro io”.                                                                                         Fin qui, nulla di straordinario. Si sa Londra è piena di italiani..                                                                                             Pochi minuti dopo sono tornata in cassa per prendere il mio caffè e accanto al cassiere, ho trovato una ragazza italiana, dello stesso mio piccolo quartiere, della mia stessa città.                                                                                                         In Italia ci conoscevamo solo di vista, lì in quel bar di Londra (uno dei tanti) ci siamo sentite parte di una meravigliosa coincidenza.

ROMA, STAZIONE TERMINI cioè una piccola città, in una mega metropoli. Dopo aver camminato a lungo e in attesa del mio treno, siedo in un bar con un mio collega. Stanchissima e assorta nei miei pensieri, mi giro per caso a guardare l’altra parte della sala e vedo un mio amico, anche lui del mio stesso quartiere e della mia stessa città, che cerca disperatamente una presa per caricare il cellulare. Non lo vedevo da tempo, lui è sempre in giro. Certo tutto avrei pensato, tranne di riuscire ad incontrarlo alla stazione Termini di Roma!

In entrambi i casi, non sarei riuscita a fare gli stessi incontri neanche su appuntamento!