Felicità

concert-2527495_960_720

La felicità è l’odore di cose buone, il piatto pronto in tavola, il rumore dei morsi croccanti, il vino che si versa.

La felicità è il colore del tramonto, da soli e in compagnia.

La felicità sei tu, che esisti, sei da qualche parte, ma ancora non so dove.

La felicità è papà che legge il giornale, e intanto prende il sole.

La felicità è: «Prego, faccia prima lei».

La felicità è un bacio inaspettato.

La felicità è Metro Saint Paul “prochain train dans une minute”.

La felicità è lo spritz, con le patatine, i taralli e le olive.

La felicità è raccontarsi i segreti tra amiche, e ridere, e darsi consigli.

La felicità è un vestito bello, magari blu o forse verde.

La felicità è una videochiamata Skype, contro ogni fuso orario, con qualcuno che vive dall’altra parte del giorno.

La felicità è “ricorda di fare il chek in”.

La felicità è «Chiamami, non sai cosa è successo!»

La felicità è una notifica. La notifica della vita.

La felicità è “oggi non sono felice, ma presto andrà meglio”.

La felicità è sentire la musica dall’auto di mio fratello e capire che sta rientrando.

La felicità è prendere mamma dal lavoro e poi andare in giro per negozi.

La felicità è trovare parcheggio in centro, di sabato sera.

La felicità è “oggi ti ho visto, Dio quanto sei bello!”

La felicità è Natale, quando nonna prepara le cartellate.

La felicità sono le tue carezze.

La felicità è sapere. Oppure cercare, quando non si sa.

La felicità è restare in silenzio.

La felicità è una busta di giuggiole, patatine fritte e altre schifezze.

La felicità è una storia da raccontare. O da scrivere.

La felicità è vincere sulla burocrazia.

La felicità sei tu, quando mi chiami e mi dici che ti manco.

La felicità è ricordarti, in qualche angolo della città.

La felicità è una poesia di Catullo che sappiamo a memoria. E non perché ci hanno costretto ad impararla al liceo. Perché è bellissima, solo per questo.

La felicità è una parola, come “grazie”.

La felicità è andare ai concerti e tornare a casa senza voce.

La felicità è una stanza piena di quadri, in un museo.

La felicità è un letto grandissimo.

La felicità è accogliere chi ha bisogno.

La felicità è ascoltare qualcuno che ami, mentre suona il pianoforte.

La felicità è la salsedine che si asciuga sulla pelle, da giugno a ottobre.

La felicità è una lotta continua e determinata contro gli stereotipi.

La felicità era quando, nelle feste in famiglia, c’eri anche tu.

La felicità è commentare la finale di Sanremo.

La felicità è leggere un libro e desiderare di incontrare i protagonisti della storia.

La felicità è un attimo che dice: «Madame, bonjour»

La felicità è: «Salve prof!»

La felicità è piangere al cinema.

La felicità è la curiosità dei bambini.

La felicità è molto più che una giornata dedicata, ma non è forse in un giorno che si inizia ad essere felici?

 

Annunci

Una al mese

Ti penso. Non sempre, ma ti penso spesso. Son desideri, oppure rimpianti. Ma – in fondo – che differenza c’è? Comunque ti penso. Non sempre, ma ti penso spesso. Penso a cose semplici. A qualcosa che vorrei fare con te. Diciamo una cosa al mese. Almeno una, perché non ti penso sempre. Ti penso spesso.

bbnb

Le caldarroste! Vorrei preparare con te le caldarroste. Scottarmi le dita e seguire uno dei molteplici consigli su come far aprire bene le castagne. A novembre, una volta, vorrei mangiare con te le caldarroste. In un giorno di pioggia, con tutto il mondo fuori che si fa domande, che ci fa domande.

Vieni da me. Dammi un bacio, resta un po’ con me e poi vattene. Non ti farò credere di essere qui solo perché oggi è la festa degli innamorati. È solo febbraio, si può guarire. Guarirò, prima o poi.

Che bella giornata! Com’è splendente il sole di maggio. Facciamo una gita? Ti prometto che rientriamo in serata. Mi basta poco: un prato verde e le mie mani tra i tuoi capelli.

A settembre, mi sono guardata intorno. Ho provato a cercarti, non ti vedo da un po’… Chissà se sei rientrato dalle vacanze. Dove sei? Dove sei? Dove sei?

Non la conoscevo questa conca. Mi piace molto ed è stranamente vuota, per essere luglio. Facciamo un bagno e poi aspettiamo il tramonto? Ho preparato un cous cous alle verdure, ma non temere: ho anche delle birre.

“Quello lì, quello con la pietra nera”. Non ho avuto alcun momento di esitazione. Per Natale ti comprerò un anello, uno di quelli etnici che ti piacciono tanto e che mi ti fanno piacere parecchio. È fatto per te, è proprio fatto per te. A dicembre ti regalerò un anello che mi ricorda un altro anello che hai indossato una volta sola e poi mai più. E no, non dirò nulla su quanto è magica l’atmosfera di Natale, su quanto sarebbe tenero camminare mano nella mano con te nelle vie del borgo antico e stringerci per il freddo e darci i baci sui nasi congelati, sulla poesia commovente che ti ho scritto per fine anno, su quello che si fa a fine anno come augurio per rifarlo tutto l’anno, su quanto è senza senso ma assurdamente comico fare inutili e immense file nei negozi il 24 e su quanto amerei fare questa e altre cose senza senso, insieme a te. Ogni giorno di dicembre. Ogni giorno dell’anno. Ogni anno. Per sempre.

Fa ancora caldo, ma non si suda. Com’è piacevole il mare ad ottobre, c’è un venticello leggero. I tuoi occhi sono così luminosi. C’è mare. Vedo il mare ovunque.

Ad aprile guardiamo i voli per posti esotici in cui non andremo mai. Che ne pensi del Perù? Oppure cambiamo genere: Vienna. Mare? Andiamo in Costa azzurra! Dai, magari un week end in Salento.

A gennaio ti ho incontrato a un concerto. Lo sapevo che avresti apprezzato questo artista. Sei seduto due file più avanti. Girati. Ti prego, girati. Questa potrebbe essere la nostra canzone. Girati, adesso. Guardami.

Un trullo. Io e te, davanti al camino con il vino, a leggerci poesie maledette di Baudelaire, o di Borges e, certo, anche di Montale. Lo chiamano marzo pazzerello, ma non sanno quanto è bello.

È tutta nostra la città ad agosto. No, non mi annoio affatto. È come dice la canzone: questo deserto lo conosciamo e ci piace moltissimo. È tutto per noi. Noi siamo tutti per noi, solo per noi. “Vivemus atque amemus”!

Te ne sei ricordato, vero? Ma no, non voglio un regalo. Vorrei capire se te ne sei ricordato. Giugno, ti dice qualcosa? Ti offro qualcosa da bere, voglio solo festeggiare con te. (Comunque un regalino…)

 

 

Sto dando i numeri!

mani numeri

3 sono le ore che si potrebbero impiegare a preparare una sorpresa che 1 minuto – 1 solo minuto – può rendere bella o brutta.
8 lettere raccontano un’azione bellissima: “baciarsi”, ma anche un comportamento “bugiardo”.
Circa 1000 lumen consentono di illuminare un albero di Natale, ma i sogni dei bambini che lo guardano sono infiniti.
In 5 ore si sceglie un regalo che viene scartato in 30 secondi. Gradito o non gradito nei successivi 5 minuti.
14% sono i gradi di un vino rosso molto buono che può cambiare le sorti di una serata in 5 o forse 10 minuti.
2 sono i piedi e 2 devono essere le scarpe. Nella frase “un piede in due scarpe”, i conti non tornano.
42 sono gli anni d’amore tra i miei genitori. 32 quelli in cui io ricevo questo amore.
160.000 sono i vocaboli della lingua italiana, ma quanti riusciamo ad usarne?
5 volte Leonardo Di Caprio è stato candidato all’Oscar come migliore attore e 1 volta (per fortuna) lo ha vinto.
2 sono le parole che formano il “per sempre”, mentre “mai” è 1 solo vocabolo. Qualcosa vorrà dire.
24 ore compongono una giornata che può essere cosmicamente vuota, o affollatissima.
100 grammi può pesare un souvenir comprato per forma, oppure un souvenir scelto, con cura e dedizione, per dire qualcosa di più profondo.
5 (salvo imprevisti) sono gli anni del liceo. I ricordi, però, sono eterni.
11 (di ben 40 a lui attribuite) sono le commedie di Aristofane tramandate. Sapere titoli e trame di tutte può produrre un 8 in greco.
4.850 sono le cose che abbiamo in comune in una bella canzone di Daniele Silvestri. A volte, però, non bastano.
Questo testo contiene 291 parole, ma io scriverò ancora.

Giovinezza, vecchiaia e altri qui pro quo

marbles-1489920_960_720

Allora, le cose stanno così: in questi giorni, una serie di eventi bizzarri ha reso quanto mai manifesto ai miei occhi lo scorrere inesorabile del tempo. Che non è un verso poetico, ma proprio una realtà fatta di piccole cose: tipo un sonno estremo in più momenti della giornata, piccoli e numerosissimi capelli bianchi aizzati a spina e la domanda davanti allo specchio – tremenda, credetemi – “Ma posso vestirmi così alla mia età?”.

Insomma è successo che io, pur mantenendo salda la mia gratitudine per avere un viso più o meno uguale a quello di quando usavo una bicicletta con le rotelle, mi sia resa conto che si invecchia davvero. Possiamo dirla in tanti modi: si cresce, si diventa più maturi, si invecchia. Qui le parole arrivano allo stesso punto: il tempo passa, i giorni passano davvero e noi li consumiamo aspettando qualcosa. E questa è la migliore delle ipotesi. Non voglio, infatti, considerare i rimpianti e quella detestabile protasi che torna spesso alla ribalta nei nostri discorsi: “Se potessi tornare indietro…”.

Attenzione! La vecchiaia non è un problema (si leggano il “Cato Maior de Senectute” di Cicerone o alcune pagine bellissime di Seneca), a una condizione.

Dovremmo vivere come le canzoni.

Adesso spiego perché, ma vi prego: non sentitevi vecchi!

1) IL TEMPO VA, PASSANO LE ORE

E finalmente faremo l’amore. Ma lo fareste ancora, se vi dicessi che questa canzone nel 2018 ha spento la sua ventesima candelina? Era il 1998 quando il giovanissimo Alex Britti ci regalava questa hit da falò e baci in spiaggia. Cioè avevate (avevamo) 20 anni in meno ed eravate (eravamo) una rivisitazione più mediterranea e balneare de”I ragazzi che si amano si baciano in piedi contro le porte della notte”. Ops…

2) EVERYBODY, YEAH

Qui era tutta roba di capelli cerati, sguardi magnetici, caricatori di ormoni e dozzine di migliaia di ragazzine pronte a strapparsi i capelli per i 5 boys di Orlando. Ah, tra queste c’ero anche io. E non credete che il fatto che conoscessi a memoria “Tell mi uai, i naffing bat a mistek, tell mi uai”, mi abbia deprivato musicalmente, impedendomi di esplorare e ammirare altri scenari, tipo altri ragazzi… quelli di Liverpool.

3) L’EVENTO

68461473408353.jpgNon ditemi che quando avete letto della reunion delle Spice Girls non ci abbiate fatto un pensierino… non vi credo! In questo caso parliamo del marketing prima del marketing: il camper, il docufilm, i soprannomi, i look personalizzati e le caratteristiche diverse per ognuna delle ragazze speziate della band. E non c’erano le storie di Instagram. Un piccolo dettaglio da non trascurare per noi trentenni.

4) DAWSON HA LE RUGHE

29570480_10215405356268299_1978848314084554396_n

Ce le ha e le ha messe pure in mostra nella foto con la sua “comitiva”, in copertina su una rivista. E va bene così. E io ho subito pensato che, quando guardavo Dawson’s Creek, andavo al liceo e traducevo bene/male molte versioni di greco, a seconda che Joy e Peacey avessero litigato o si fossero amati.
Forse non è cambiato proprio nulla. Ho ancora una voglia incredibile di sapere cosa succederà e, SOPRATTUTTO, non ho mai imparato cosa dice il primo verso della sigla. Ma come quale? Quello che fa: “anauanawayyyyyy”

5) UN DOLORE MONDIALE

Dolores O’Riordan non c’è più, il mondo ha perso una voce inconfondibile e bellissima e a me dispiace davvero tanto, perché le canzoni sono nostre amiche, consigliere di tanti momenti, testimoni di tanti passaggi della vita. Grazie Dolores, ovunque tu sia. La tua musica è eterna.

Questa mia T-shirt

t-shirt

Ho comprato una t-shirt, pensando che fosse proprio il tuo genere.

Piace molto anche a me, però l’ho comprata pensando a te.

E’ bianca e ha un disegno nero, che ricorda un tour dei Led Zeppelin del 1981.

Io non ero nata, e neanche tu.

Però ho comprato questa t-shirt pensando a te.

E allora la metto sempre quando so di vederti.

Ma non è ancora successo di incontrarti con la mia t-shirt bellissima, che tu guarderai e ammirerai.

Forse.

E allora io continuo a indossarla, in quei luoghi dove so che potresti esserci.

E tutte le persone pensano che io abbia solo quella t-shirt.

E forse questa è l’idea più carina che abbiano di me.

Insomma, io ho comprato questa t-shirt dei Led Zeppelin pensando a te.

E tu la vedrai, prima o poi.

Spero prima che si consumi.