Microracconti senza nome, #12

GRANCHIO

Il vecchio Jack era un tipo decisamente stravagante, ma abitudinario. La mattina non usciva dalla sua roccia, neanche per le grandi occasioni. Detestava tutti quei bambini che giocavano a rincorrerlo e lo costringevano a sgattaiolare da una parte all’altra della scogliera. Si faceva vedere la sera, il vecchio Jack. Al tramonto. Si bagnava le chele e faceva quattro chiacchiere con gli altri. Ma quel giorno accadde qualcosa di incredibile. Da allora non ci sta più con la testa, quel pazzo di un granchio.

Continua a blaterare di una femmina bellissima, di una specie rara e mai vista prima. Dice che si era appena svegliato, al tramonto come ogni giorno, quando un velluto lunghissimo e delicato lo ha sfiorato. Come una seta evanescente. Ma nessuno gli crede, e tutti gli gridano dietro e ridono di lui. «Il vecchio Jack si è innamorato di un’alga!».

E lui brontola, si arrabbia e borbotta che no, «le alghe non profumano di olio di mandorla».

Povero vecchio Jack! Potessi parlargli, io che ho visto tutto. Gli direi: «Pazzo di un granchio… ti sei innamorato dei capelli di una donna!»

Ma, in fondo, chi crederebbe a un tappo di bottiglia, dimenticato dal tempo?

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I vicoli della felicità

I vicoli della felicità

Ci sono vicoli ciechi e vicoli felici.

Piccole stradine di cui non si intravede la fine, ma si immaginano le curve.

Ci sono vicoli stretti e con in terra “chianche” antiche. Così antiche, da raccontare storie.

Un bambino sulla bicicletta torna a casa; un panificio libera in strada odore di olio d’oliva e calore di pane appena sfornato.

I vicoli del centro storico profumano di felicità.