Cin cin, il monologo

img_4632

Illustrazione di Giuseppe Fanelli

Io non so nulla del mondo. Non conosco la storia e non m’intendo di politica.

La musica? Ne ascolto parecchia, senza distinguerla.

La cucina mi interessa poco e lo sport, oh per carità!

Io non so nulla del mondo, ma se c’è qualcosa che conosco, ecco: sono gli umani.

Grandi, bambini, femmine e maschi. Colori, capelli, tono di voce.

So tutto di loro.

Il nostro è un incontro breve, ma intenso. Sono un tipo dolce, delicato, ma so essere anche molto frizzante! Insomma sono uno che piace un po’ a tutti. Cerco di non scontentare nessuno, anche se a volte qualcuno sembra chiedermi troppo. E si attacca, oh quanto si attacca!

La mia grande abilità si manifesta nel tempo di un respiro: in meno di un minuto ascolto segreti, raccolgo desideri, riconosco paure e amori.

Ah, gli umani! Alcuni mi abbracciano, mi stringono; altri mi guardano più timidi. Sì, ci sono anche quelli che mi cospargono di lacrime. Le versano, le riversano, mi versano!

In alcuni giorni, la mia vita è molto movimentata. Mi piace, tuttavia! Il rumore squillante che fa, le risate, le belle parole. E gli applausi. Ce ne sono spesso.

Quanto vivo? Molto poco, ve l’ho detto. Il tempo breve di un “cin cin”.

Cosa ci guadagno?

La speranza. Non è forse quella che tiene in vita tutti?

Sì tutti. Anche un brindisi come me.

 

Annunci

Microracconti senza nome, #5

microracconti-senza-nome-5

«Mario, quel corvo è lì da stamattina. Non mi piace affatto! Mia nonna diceva che i corvi, quando ti osservano in silenzio, preannunciano sciagure».

«Dai, Annina. Non ti preoccupare. E’ solo un vecchio uccellaccio. E’ più vecchio dei nostri 80 anni!».

«Mia nonna non sbagliava mai, Mario. Io non mi sento tranquilla. Succederà qualcosa di brutto. Mi vuoi bene?».

«Sì, Annina mia. Come 60 anni fa, quando ti ho visto la prima volta alla messa delle 7 e mezza. Eri a braccetto con tua madre e avevi il vestito giallo, quello con i fiori blu».

«Allora se mi vuoi bene, siediti. Ti preparo la cena, cucino quel fungo che hai raccolto. Poi dammi la mano e dormiamo così».

Vola il corvo, si spegne la luce.

Mano nella mano.

«Vieni, Annina mia bella».

anziani

Inno per una parola preziosa: grazie

bucket-2156659_960_720

Oggi è una giornata un po’ storta. E l’unica cosa che sento di dire è: GRAZIE.

Grazie a chi si sente sempre in diritto di correggere il lavoro altrui, pur non conoscendolo. Grazie, perché ci insegna la pazienza e ci ricorda quanto sia dura, e tuttavia fruttuosa, la strada dell’umiltà.

Grazie a chi dice “io”, invece di “noi”. Ci ricorda che l’unione non fa solo la forza, ma anche l’allegria. E che le formiche, insieme, spostano e trasportano grandi cose.

Grazie a chi ha bisogno di denigrare le novità, per restare nella codardia di chi non ce la farà mai. Grazie, poiché la sua pigrizia infervora il coraggio di tanti. E in tanti sanno guardare al futuro!

Grazie a chi ha paura di amare; a chi si nasconde dietro “ora non posso, ora è meglio così”. Grazie perché mi ricorda che l’unica cosa che conta davvero è condividere amore.

 Grazie a chi decide quando è il momento e quando no, perché mi risveglia e mi convince che il momento è ora. Che la vita, tutta, è adesso. E che adesso, in questa vita che scivola, ci vogliono più baci e meno paure.

Grazie a chi scappa e a chi ha sempre bisogno di strategie. Perché: “quando inizi a capire che tutto è più grande, c’era chi era incapace a sognare e chi sognava già”.

Bari, odi et amo

Immagine

“Bari

u’ ammor mi si tu…

ie penz semb a te

Bari du core mi

tu si la zita mè!”

Per chi non conoscesse il dialetto barese,

questa è una poesia d’amore per la città di Bari.

Io la mia città la amo.

Eppure, a volte, mi fa paura.

E mi rattrista.

Questa notte, a Bari, un senza tetto ha rischiato di morire.

Alcuni individui (sono forse da considerarsi persone?)

hanno bruciato le coperte con cui cercava di riscaldarsi.

Ecco le ombre di una bella città,

che potrebbe essere sempre soleggiata e piena di luce.

E invece, spesso, nasconde nel buio e nella solitudine le sue ferite.