La grammatica ci salverà

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Nella visual and social reality  moderna, la grammatica sembra essere una scelta: facoltativa, non necessaria. Qualcuno si illude di poter vivere senza, di non dover rispettare le regole basilari del linguaggio, considerate un’antiquata forma di sottomissione o censura.

E, invece, se esiste una misera e pallida possibilità di salvarci dall’oblio, essa è data dalla grammatica.

Prendiamo la frase: «Io contemplo le stelle». In analisi logica risponde al modello SVO (soggetto, verbo, complemento), come di seguito:

IO: soggetto;

CONTEMPLO: predicato verbale;

LE STELLE: complemento oggetto.

Se provassimo a invertire l’ordine di queste parole (le stelle io contemplo/ contemplo io le stelle/ le stelle contemplo io), potremmo divertirci a immaginare diverse situazioni.

Sì, la grammatica aiuta a immaginare

Per esempio: LE STELLE IO CONTEMPLO, TROVANDOLE LUMINOSE… / CONTEMPLO IO LE STELLE, TU LAVA I PIATTI! / LE STELLE CONTEMPLO IO, MICA I NUMERI/

Tuttavia, la sostanza principale non cambia. Il fatto è che io contemplo le stelle e potrò dirlo in tanti modi diversi, ma starò sempre con il naso all’insù a contemplare le stelle.

In un mondo così disorganizzato, frettoloso, a volte decisamente disumano, dovremmo inseguire questo ordine perfetto delle cose. Dovremmo lasciarci ammaliare da un’azione così bella. Eppure non la comprendiamo. Forse temiamo che la grammatica possa ostacolare la nostra creatività o il fondamentale e sacro bisogno di innovare.

Molto bizzarro!

Non ci sembra creativa l’azione di contemplare le stelle.

Allora proviamo.

Quanti ricordi, quante idee, quante ispirazioni!

La grammatica crea e non distrugge, ispira. La grammatica propone azioni semplici e piene di infinito. La grammatica, semplicemente, produce bellezza.

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Le solite cose che si dicono per la fine dell’anno. O forse no.

happynew year,new me.

CAPODANNO.

Ci siamo.

Stasera si brinda, si dice addio al vecchio anno e, soprattutto, si fanno bilanci.

Frasi standard, tipo: «Ho fatto questo, quest’altro e quest’altro ancora. Ma non ho fatto questo, quest’altro e quest’altro ancora».

Ma domani cosa cambierà?

Il calendario, tanto per essere concreti.

Insieme a una sfilza di buoni propositi, in più. Che poi, sono gli stessi. Ogni anno.

Qualcuno, per esempio, promette che dal 7 gennaio  si metterà a dieta. Niente cioccolato, più sport. E per chi in palestra non ci è mai andato in tutta una vita, quale giorno migliore del 7 gennaio per iscriversi?

Poi c’è chi promette di mettere i soldi da parte, di risparmiare insomma. I più determinati inaugurano addirittura un salvadanaio (il 7 gennaio, naturalmente). I più coraggiosi, poi, lo riempiono con i soldini sopravvissuti a valanghe di cartate.

Come non ricordare chi a gennaio rimanda il corso d’inglese. Perché l’inglese serve. E visto che bisogna impegnarsi sul serio, tanto vale iniziare a gennaio. E lo stesso vale per tutti i corsi.

Studenti e studentesse, non vi dimentico. Lo so che a gennaio inizierete a studiare molto più seriamente, di quello che avete fatto a partire da settembre.

Ah, se solo il mese di Gennaio sapesse di essere così carico di responsabilità… Forse chiederebbe a Maggio di sostituirlo. O magari ad Agosto. E lì ci sarebbe la morte di tutti i buoni propositi.

Ma Gennaio è tontolone o forse generoso.

E allora raccoglie i nostri buoni propositi.

Quest’anno, però, cerchiamo di realizzarli!

AUGURI