Oggi è domenica

alba

Oggi è domenica e non sono andato al mare. Non che non mi piaccia, ma oggi avevo voglia di silenzio. E avevo bisogno di credere in qualcosa. Così ho guidato in una città quasi deserta e ti ho cercato.

Ho immaginato che potessi fare colazione al bar, magari sfogliando un giornale o chiacchierando con le tue amiche. Ho percorso tante strade, chiedendomi in quale di queste potessi abitare tu.

Con un bel vestito blu, ti ho guardata mentre ordinavi un caffè e un succo all’arancia. Lo adoro anche io; mi piace berlo dopo la mia partita di tennis con Andrea.

Ah, forse questo è il parco dove passeggi con il tuo vecchio pastore tedesco. Si chiama Fred, o forse Kira.

Le strade sono sgombre dalle auto. Si notano dettagli e luoghi a cui non avevo mai dato importanza.

C’è un piccolo panificio, proprio lì vicino al tuo ufficio. A volte, quando non ti va di cucinare, prendi un bel pezzo di focaccia.

Sei golosa… Lo sono anche io!

Mi piacerebbe mangiare insieme a te.

Oggi è domenica e io non sono andato al mare. Potremmo andarci insieme una volta.

Al tramonto, con una birra.

O forse all’alba. Sarebbe bellissimo vedere la luce che ti accarezza il viso, disegna il tuo profilo, per poi scendere sul collo fino ad allargarsi sulle tue piccole spalle.

Sto guidando senza meta. La radio è dalla mia parte.

C’è quella “Canzone” che dice: «Non so aspettarti più di tanto, ogni minuto mi dà l’istinto di cucire il tempo… Di portarti di qua».

Vorrei portarti di qua. Vorrei portarti con me.

Non immagino i tuoi occhi, né il colore dei tuoi capelli. Se sono lunghi, se sono ricci.

Ho l’impressione che tu sia bellissima.

Eccoti. Ti vedo in coda alla cassa di questo supermercato. Hai comprato il cous cous. Non sai cucinare nulla, tranne il cous cous. Ed è proprio quello che ci vorrebbe per una gita in barca.

Al cinema all’aperto, in queste sere, ridanno i grandi classici. Colazione da Tiffany: vuoi rivederlo?

Ma no, tranquilla. Non mi piacciono i film polizieschi. Ti accompagno volentieri.

Non vorrei sembrare presuntuoso, ma potrei provare a suonarti “Moon River” con il pianoforte.

Lo suonavo da bambino, poi ho smesso.

Che buffa suoneria che hai… E’ tua madre. Da quando sei andata a vivere da sola, ti chiama sempre alla stessa ora e ti chiede puntualmente cosa mangerai.

Vorrei sorprenderti. Venire a prenderti, quando non te lo aspetti. Portarti a ballare, a teatro.

Adoro la fotografia, sai. Danno una mostra oggi, ci andiamo?

Vorrei trovare il momento giusto, le parole giuste.

Ciao, sono Luca. Oggi è domenica e non sono andato al mare, perché avevo voglia di silenzio. E avevo bisogno di credere in qualcosa.

Così ho percorso tutta la città e ti ho cercata.

Perché oggi è domenica, non sono andato al mare e ho bisogno di credere che tu esista.

Bob Dylan e Dario Fo: un giorno speciale

La vita è speciale.

Quando meno te lo aspetti, sa regalarti delle coincidenze sottili ed emozionanti.

Ecco che nello stesso giorno, giovedì 13 ottobre 2016, due pensatori unici e geniali si uniscono sul filo bellissimo della letteratura.

dario-foDario Fo si fa una gran bella risata (una delle sue fragorose e contagiose),  chiede un bacio al figlio Jacopo. Poi si addormenta per sempre. Noi piangiamo tanto, lui è tra le braccia della sua amata Franca. Non si erano mai lasciati: il “re dei giullari” ha continuato a sentirla nelle piccole cose quotidiane, come una magia.

Sesto italiano (dopo Carducci, Pirandello, Quasimodo, Deledda e Montale), Dario Fo aveva rcevuto nel 1997 il premio Nobel per la letteratura, perché «seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi».

 

bob-dylanNel giorno della sua morte, a qualche ora di distanza, arriva – inattesa – la notizia dell’assegnazione dello stesso premio a Robert Allen Zimmerman, in arte Bob Dylan. Nella sala di Stoccolma è boato. Il pubblico è felice, incredibilmente sorpreso per un riconoscimento che arriva con 20 anni di ritardo. Meglio tardi che mai, certo.

 

In queste ore, la stampa raccoglie le reazioni del mondo politico e culturale e le voci del popolo. Si esprime cordoglio per la morte di Dario Fo (qualcuno perde la buona occasione per restare in silenzio) e si commenta l’assegnazione del prestigioso nobel a Bob Dylan (qualcuno esibisce presunti dubbi).

Una cosa, però, è certa. La letteratura, la suprema delle arti, accoglie tra le sue braccia di poesia due cantori diversi, lungimiranti e sensibili. Li prende con sé nello stesso giorno, l’uno dal teatro e l’altro dalla musica, e li unisce nel solco millenario della tradizione lirica. Erano immortali e lo saranno per sempre.

Addio Dario Fo, congratulazioni Bob Dylan.