Microracconti senza nome, #9

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Illustrazione di Giuseppe Fanelli

 

Sto davanti a lei ogni giovedì.

Quel che so di lei, lo avevo appreso nel piccolo tempo di una vacanza in montagna. Venti anni fa, quando entrambi eravamo adolescenti.

Mi ricordo che aveva fatto una battuta su Joe Strummer. E nessuno aveva riso, tranne me. In realtà non era una battuta simpatica, ma io volevo solo dimostrarle di essere come lei. Un po’.

Solo che lei era bella, decisamente troppo per me. E così la mia risata si disperse nell’aria, prima ancora di incontrare il suo udito.

Del resto io ero un tipo insignificante. Come se non bastasse, mi ero messo in testa di fare un reportage sulla vacanza in montagna.

Così passai tre giorni con la videocamera tra le mani.

Riprendevo le scarpinate, e poi le pause al lago. Ripresi perfino le soste al rifugio.

Adesso sono un avvocato. E del mio sogno hollywoodiano rimane una videocassetta consumata, che riguardo ogni giovedì.

Una manciata di secondi al minuto 12.34, quando compare lei.

Ed è un oscar di bellezza.

Tipi da viaggio

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In treno, in pullman, in nave o in aereo. Non importa come viaggi. Se viaggi, troverai sempre accanto a te uno di questi passeggeri. O forse tutti.

L’organizzato

Ha tutto: tappi per le orecchie, fazzolettini di carta, quotidiano d’informazione, rivista d’intrattenimento, parole crociate. Ipod, ipad, iphone e rispettivi caricabatterie. E naturalmente un pc portatile. Cuffiette, gomme da masticare e gomme per il mal di viaggio. Lui ha tutto. Ed è uno stress, perché non riesce a gestire tutte le attività per le quali era preparato. Per lui il viaggio diventa un vero incubo. Perché, per poter utilizzare tutti i passatempi che aveva portato con sé, dovrebbe volare da Roma a Tokyo e poi da Tokyo a New York. Ininterrottamente. E con un bagaglio a mano ad hoc!

 L’ansioso

Non ha tempo per sentire i messaggi del capitano, o per seguire le simulazioni di emergenza. Deve studiare, leggere, sottolineare, calcolare. «Quanto ci mette la navetta da Charles de Gaulle Etoile al centro di Parigi? E poi da lì, che metro conviene prendere per l’albergo? Ma soprattutto domani mattina, a che ora apre il Louvre? Speriamo che la visita finisca in tempo, per passeggiare su rue de Rivoli. Ma non sarà complicato di lì, andare a cena a Montmartre? Comunque quando atterriamo, non bisogna perdere neanche un minuto. Dritti alla navetta»

 Il beato

A osservarlo bene, forse non dorme da 48 ore. Quale occasione migliore per recuperare! Lui si siede al suo posto, dopo aver sistemato il bagaglio. E chiude gli occhi. Tutto quel che è successo dopo, lui lo ignora. Si risveglia solo se giunto a destinazione. Sia questa raggiunta dopo un’ora di viaggio o dopo dieci ore. Per quanto è tenero, ti verrebbe voglia di rimboccargli le coperte e dargli il bacio della buona notte!

Quello che piace alle compagnie

E’ pieno di entusiasmo. Se la compagnia vende qualche prodotto a bordo o in cabina, lui lo compra. E’ un prezzo irripetibile! Poi ascolta con estrema attenzione ogni messaggio, sorride alle hostess e fa domande. Va in bagno, così per vedere com’è e, ovviamente, compra qualcosa da mangiare. Così per assaggiare l’ottima cucina in scatola. Fa foto (anche se il regolamento lo vieta) perché vuole documentare la sua esperienza di viaggio. E, soprattutto, se viaggia in aereo, quando atterra, batte le mani per complimentarsi con il capitano!