Microracconti senza nome, #7

«Che strana sensazione… brrrr», scosse i suoi lunghi capelli e si richiuse in se stesso.

Allora la zanzara tornò a ronzare intorno alle sue braccia rugose.

«Oh! Oh! Ma che succede? Che strana sensazione, che brivido!», disse lui.

«E’ solletico», gli rispose la zanzara.

«Solletico? Si chiama così?», domandò lui, con aria stupita. «Solo volandomi intorno, mi provochi solletico?»

«Certo. Sono molto piccola, ma ho questo grande potere», rispose la zanzara birichina.

«E quale dovrebbe essere la mia reazione al solletico?»

«Ridere da matti», sentenziò la zanzara.

Lui fece qualche minuto di silenzio. Sospirò e con aria triste disse: «Ma io non posso ridere. Sono un salice piangente!».

La zanzara spalancò le ali, le zampe e gli occhi.

 «Impossibile!» esclamò piena d’ira. «Nessuno può vivere senza ridere!»

«Io non so farlo. E poi questo tuo ronzio mi fai venire un brivido sulle braccia: ho voglia di grattarmi e di…»

«Ridere», lo interruppe bruscamente la zanzara. «Hai voglia di ridere, sorridere, sbellicarti! E io ti aiuterò.»

«Non ce la farò mai», disse il salice. «Morirò».

«Sì, mio caro salice. Tu morirai… dalle risate!».

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Illustrazione di Giuseppe Fanelli

Questo racconto è stato scritto utilizzando le parole “reazione” e “sorridere”, candidate sulla pagina Facebook di Nomicosecittà”, da Marco N. 

La zanzara: storia di una battaglia notturna

Passare la notte a combattere con una zanzara. A Bari è all’ordine del giorno.

E poco importa se è  inverno. O estate.

A quanto pare non è  vero che le zanzare hanno bisogno di caldo. Oppure insieme alle stagioni, sono cambiate le regole biologiche di ogni essere vivente.

Fatto sta che stanotte una zanzara mi ha svegliato, disturbato e provocato.

I miei primi tentativi di difesa sono stati abbastanza grossolani, e forse un po’ goffi.

Come un cane impazzito, ho mosso le mani a mo’ di zampe, scacciando l’animaletto a destra e a manca. Ha funzionato solo per qualche secondo. Poi di nuovo un insopportabile ronzio nelle orecchie.

A un passo dalla mia sconfitta, desideravo poter offrire un compromesso al mio avversario. Mi sarei persino impegnata a offrirgli vitto e alloggio, pur di essere lasciata in pace.

Ma nulla.

Il mio nemico, la zanzara, non era disposto nemmeno a un breve periodo di guerra fredda.

Allora ho pensato a una strategia. Ho spalancato la porta della mia stanza, ho fatto aria con le mie mani perché si allontanasse da me e poi mi sono coperta fin su la testa. Quindi sono rimasta circa 30 secondi in una pseudo-apnea. Una sorta di sacrifico o forse una vera e propria mossa militare che mi ha permesso di dormire qualche ora.

Well done!